FARE FOTOGRAFIA
Pistoia, 1977
LA MEMORIA STATICA
Lavorare sulla fotografia, sul processo fotografico, significa essenzialmente mettere in
evidenza la quantificazione della luce.
Ogni evento, fenomeno, viene letto e registrato nella sua dimensione luminosa.
Accumulo di luce che si quantizza verso il bianco, nel tempo.
Evento brevi in durata e a forte intensità luminosa e eventi prolungati a bassa
luminosità, in fotografia si equivalgono sotto il profilo della quantità di luce
accumulata.
Operando su questi elementi È possibile tradurre un evento dinamico nella
sommatoria di luce che esso riflette nel tempo.
Per l'uomo i due eventi sono diversi; È impossibile valutare e percepire l'accumulo
luminoso. Intensità diventa l'elemento discriminante perché‚ i tempi della percezione
non sono flessibili.
Non esiste un'unita di tempo percettivo modificabile. È un limite che può essere interpretato anche come meccanismo che consente la
sopravvivenza alla altrimenti inevitabile catastrofe luminosa cui andremmo incontro.
Nascono in fotografia le fissazioni dei movimenti, rotatori, oscillatori, periodici o meno.
Si profila la fotografia come memoria statica di eventi dinamici, unico supporto che
diventa memoria, memoria statica, spessore luminoso, traduzione analogica di un
processo altrimenti sfuggente.
Sullo stesso filone esperienze di accumulo pi- discrete, controllate. Sovrapposizioni
successive dello stesso colore, o di colori diversi, leggermente traslate - fisicamente,
per una migliore lettura del processo di accumulazione - (Vedere n volte la stessa
banda colorata, ogni volta leggermente spostata. E vedere il risultato finale, globale,
fisico, dell'accumulazione).
Gli eventi successivi che si cancellano o si attenuano o vengono filtrati, sono
meccanismi che evitano la paralisi all'uomo. Il passaggio da un evento ad un altro
comporta nell'uomo sempre un cambiamento di livello, come un voltare pagina. Il
pacco dei fogli, anche se trasparenti, aumenta in spessore e la lettura per trasparenza perde quella vividezza che È propria dell'attualità.
Questi scritti tendono a spiegare il lavoro effettuato con la macchina fotografica, oltre
l'uso normale che di questa viene fatto.
Le potenzialità legate ad ogni strumento vanno sempre oltre la utilizzazione 'normalè
di questo e sono rilevabili quando l'attenzione dell'operatore si sposta dall'esterno dello strumento alla sua fisici, che È poi la sua fisiologia, la sua meccanica. È fuor di dubbio che in tale atteggiamento operativo la spinta È costituita dalla
convinzione che la dilatazione del comportamento, se legata alla fisici degli strumenti,
induce conoscenza e quindi sollecitazioni, stimoli pi- ricchi e nuove ipotesi. Vi È inoltre, in tutto il lavoro, globalmente considerato, il tentativo di vedere gli
elementi strumentali che intervengono nel "fare fotografia" -macchina, ottica, occhio,
tempo, pellicola ecc.- in un rapporto interattivo (oltre il piatto meccanicismo che una
visione soltanto razionalistica - nella ipotesi migliore - propone del sistema) con al
centro l'uomo, le sue idee, i suoi fantasmi, le sue interessate letture che del resto non
sono poi sempre interessanti.
LA LUCE A FUOCOLa selettività della messa a fuoco nella macchina fotografica È un elemento per la scansione continua del campo visivo, lungo l'asse ottico. Vi È sempre un davanti e un dietro che sfondono nei loro elementi di luminosità. Vi È sempre un campo osservabile
oltre o prima della fochettatura e che si modifica col modificarsi di questa. È un vedere contemporaneo, se siamo disponibili: l'oggetto, la forma precisa e
intorno. Immersione nella luce che trova il suo fuoco oltre le ottiche, nei granelli del
supporto fotografico. Non esiste un vero e proprio "fuori fuoco" se parliamo della luce.
Soltanto gli oggetti, occasione fisica per l'assorbimento - emissione della luce, limitati,
precisi, nello spazio, possono essere 'fuori fuoco'.
Lo strumento rivela qui un altro aspetto della sua meccanica dilatata. Ed È qui che avviene la registrazione delle interazioni della luce con gli oggetti, i
colori, i materiali.
Una forma rossa A accanto ad una forma 2 azzurra, devono creare necessariamente
(fisicamente) qualcosa in pi- di quanto vediamo. I rimbalzi/emissioni luminosi si
fondono, si assorbono, quale comportamento?
La macchina fotografica come sistema fisico atto a registrare le interazioni luminose e metterle a fuoco sulla memoria analogicamente (l'artificiale È sempre anche
analogico?).
Forse, la prima volta per l'occhio, una possibilità di visione intenzionale di zone e fenomeni evanescenti perché‚ ai bordi. E allora anche valutazione-rilievo che È espansione della conoscenza, arricchimento oltre il preciso che spesso È limitato, un
momento della realtà, forse anche il pi- banale all'osservazione, anche se il pi- utile o
usuale.
PRODUZIONE RIPRODUZIONE PRODUZIONE
12 fotogrammi
20 fotogrammi
36 fotogrammi
a cui corrispondono misure precise di banda sensibile (dimensionamento della
memoria statica).
Ne prendiamo atto come primo momento/impatto col fare fotografia.
Una scansione ritmica che può diventare mono-tona.
Non questo, quello, qui, ieri, oggi
10, 20,36 fotogrammi (quanti '-gramma' nella storia della cultura dell'uomo!)
sequenziali, intervallati dal tempo fisico necessario per ricaricare, la macchina fissa,
incantata sul soggetto.
Tutti diversi leggermente? Non importa.
Importa la meccanica. Fotografare È anche caricare-scattare-caricare-scattare
E poi la stampa, non selettiva fotogramma per fotogramma, ma globale, l'intera banda
fissata, come un unico fotografico.
12, 20, 36 scansioni intervallate (impossibile evitare il silenzio, non luce, vuoto?,
ritmo), ora globalità quasi fredda.
Il risultato di luce, banda sensibile, discretizzazione, ora in interazione come globalità,
nuovamente, per essere registrata, 12, 20, 36 volte
12 volte 12
20 volte 20
36 volte 36
12,20,36 registrazioni mono-tone, scansione ritmica
12, 20, 36 fotogrammi sequenziali. intervallati dal tempo fisico
.
.
.
Dopo, in fondo, quando?, lettura complessiva.Rimpicciolimento progressivo.
12 di 12 di 12 di 12 ..
20 di 20 di 20 di 20 ..
36 di 36 di 36 di 36..
La definizione dell'immagine (mito meccanicistico?) sempre pi- approssimata.
Decresce (la qualità) di ogni singolo frammento,
aumenta (la qualità) verso la globalità.
Un'indagine-ricerca-produzione nel fare fotografico
quasi-rito automatico che emerge come apprezzamento quantitativo (e anche come-
perchè‚ quantitativo?).
Il fare fotografico capace di produrre arricchimento, nuovamente.
FOTOGRAFIA TOTALE
supporti sensibili
le immagini
le immagini stratificate - non mediate
fisico compenetrarsi in profondità
miscelate nella gelatina, supporto-humus attivo nel tempo
che si evolve: registra e si aggiorna
non sappiamo fino a quando : TEMPO
non sappiamo fino dove : SPAZIO
un'esposizione indefinita nel tempo
fisico susseguirsi
MICRO
IMMAGINE NON PIU' PIATTA
- la vecchia figurina fotografica -
SENZA SELEZIONI UMANISTICHE
- codici - polivocit - sentimenti - equivoci - ricordi - soggettività -
UN MECCANISMO FISICO SISTEMA FISICO
immotivato? : oltre i finalismi occasionali
AUTONOMO FINO AL TOTALE ESAURIMENTO = TUTTO = TOTALE ATTIVITA'
e dopo ?
uno scheletro disseccato ?
non credo, anzi
PATTERN A STRATI
non certo euclideo, linearmente, ma FISICO
Perché‚ interessa ?
può anche essere imbarazzante o inquietante o deludente
ma finalmente: PER CONOSCERE-AGIRE FISICAMENTE
PER RICONOSCERSI-INTERAGIRE FISICAMENTE
un passo molto piccolo : ma DENTRO
Su di esso:
espedienti discreti di dosaggio fisico
passa/non passa - la misurazione
passa pi-/passa meno - meno misurazione pi- comportamento
anche:
il tempo come continuità interrotta
misura dentro il processo, non questo attraverso la misura (clic)
ancora:
un colloquio contatto - l'autoritratto gli autoritratti
fisico, attraverso la luce
fotoni che (rimbalzano?) entrano tutti
ciascuno col proprio spazio nel tempooppure anche:
la contestualità come analogia
nero/exposed bianco/unexposed
exposed/bianco unexposed/nero
chiarendo caso caso la referenza
(tutto questo però È prima
come ieri
ecco anche perché‚ fisico come analogico).
E DOPO ?
Ancora la luce e gli oggetti
come due termini di un rapporto binario.
Questa volta però immediato, con l'artificiale creato come supporto/analisi/rivelatore/
diaframma/per/della luce.
Forse anche comportamento arricchito
come intelligenza della luce e/o scelta operativa sperimentale in cui la luce determina,
pone i termini sperimentali del fenomeno.
E allora oggetti utili, fisicamente credibili, anche se discreti e forse ironici nella
dimensione percettiva tutta-uomo.
Un percorso per ritrovare l'artificiale
creazione ed espansione dell'esperienza fisica.
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