L'EVOLUZIONE DELLA BINARIETA'
- opere 1979 - 1993 -
Pistoia, settembre 1993


PREMESSA

La corretta comprensione di queste note richiede la conoscenza, seppur sommaria, delle premesse teoriche e dell'organizzazione sistematica della mia ricerca sullo spazio binario, così come sintetizzata nello scritto "La binarietà e lo spazio bidimensionale".
L'abbondante decennio trascorso ha naturalmente portato a nuove acquisizioni, operato mutazioni comportamentali, aperto nuove prospettive, ma ha lasciato inalterato il senso più profondo delle fondamenta programmatiche.
Questo scritto intende perciò rivisitare criticamente l'evolversi della ricerca, da allora fino all'epoca attuale, cercando di evidenziare e rapportare tra loro i nodi dai quali sono proceduti gli sviluppi, sottolineando così e acquisendo le mutazioni che il primitivo impianto teorico ha subito.

Quando si è incrinata la certezza binaria, intendendo la programmazione totale, la predecisione dettagliata?
Nel 1979, in un'opera abbastanza insolita, la 0462, vi è il recupero di un tipo di programmazione già precedentemente attuata, seppur in modo sporadico, consistente nel modulare in progressione le scansioni di una struttura binaria reticolare, che diventa così prospettica. Prospettiva binaria che non ha un centro ottico, ma che è soltanto la messa in atto di una frontalità modulata. E' il comportamento che decide il risultato.
A questa esperienza seguiranno le opere 0511 e 0542, rispettivamente del 1982 e 1983.
Un caso diverso, ma che avrà esiti importanti, è quello rilevabile nelle opere 0445/B del 1977, 0461 del 1979 e 0536 del 1982. In esse comincia a evidenziarsi un fenomeno che concerne la natura operativa dello spazio bidimensionale binario: la sua rotazione.
Pur rimanendo ferma la bidimensionalità, i concetti di alto, basso, destra, sinistra, si relativizzano e si sovrappone, alla bidimensionalità binaria ortodossa, una bidimensionalità in cui le referenze di orientamento mutano angolazione. E' questo un fenomeno di dinamicizzazione che persistereà fino agli esiti più recenti.
Nella stessa epoca comincia ad affiorare la stratificazione delle forme, non più come sovrapposizione cromatica, ma materica (0466).
Nel 1981, con le opere in serie congiunta (trittico) 0498 0499 0500, una delle due forme binarie che strutturano ciascun elemento del trittico, diventa negativa, cioè vuoto, mancanza, prelievo. Ciò che prima veniva considerato come 'vuoto', cioè un 'non elaborato', adesso diventa struttura articolata e quindi positivamente significativa.
L'estroflettersi della superficie bidimensionale in modo controllato, binario, con rapporti dimensionali ortodossi, conduce alle opere 0503, 0504, 0510, 0550.
La binarietà genera un suo spazio tridimensionale, una tridimensionalità binaria. La sua caratteristica è quella di costituirsi sul piano, nella fase progettuale, e poi estroflettersi o introflettersi in modo scatolare, seguendo le linee ed i rapporti della progettazione binaria.
Con l'opera 0561 la tridimensionalità binaria giungerà poi a generare la scultura vera e propria, autonomo erigersi nello spazio, soggetta alla visione multiangolare e multifocale. Ciò che però seguiterà a caratterizzarla sarà il rispetto, sui tre piani, dei rapporti binari tra i singoli elementi che la compongono.
Con le opere coeve 0512 0513 0514 fa la sua comparsa, su fondi monocromi, la materialità, grazie all'incontro della ricerca con un materiale inerte: la segatura.
Viene avvertita immediatamente la congruenza di questo materiale (uniforme nella sua microdifformità, risultante da un processo di frantumazione, di dissoluzione della macrocorporeità, vera e propria grana, come la sabbia, ma prodotta in artificiale) con la binarietà, frantumazione controllata dello spazio bidimensionale.
Va tuttavia precisato che l'uso di questo materiale inerte proviene dal lavoro e dalle ricerche eseguite a partire dal concetto di 'scultura fotografica'.
In fotografia (settore di ricerca che fino dagli inizi degli anni settanta ha sempre attirato il mio impegno) avevo constatato che un negativo fotografico è, in pratica, una scultura a livello micro, dovuta all'erosione dei sali d'argento nel processo di sviluppo. Le due facce, poi, del negativo, recto/verso, mi avevano determinato nel creare opere che risultavano dall'accoppiamento, più o meno distanziato, delle stampe su carta di queste due facce. Lo spessore veniva poi realizzato con l'uso di un materiale inerte: ecco la segatura. Inoltre la sua disposizione microirregolare costituiva l'analogo della grana fotografica. A ciò doveva aggiungersi la constatazione della particolare luminosità e plasticità delle superfici così trattate, a causa anche dei fenomeni di variegata riflessione della luce.
Devo rilevare, come appare nell'opera 0543, l'uso di connotare le diverse strutture all'interno della monocromia con la differenziazione della dimensione della grana della segatura.
Una variante particolare nell'uso di quest'ultima, con l'introduzione di problematiche diverse, è rappresentata dall'opera 0556. Come indicato nel mio Diario di Lavoro (costante presenza in cui registro l'evolversi delle dinamiche della ricerca), è presente in quest'opera il tentativo di ricondurre l'attenzione sull'ingrandimento granulare e quindi evidenziare, oltre a fenomeni legati alla percezione della struttura così composita, i limiti della precisione dei bordi delle forme in funzione della dimensione corpuscolare degli elementi che tissurano la superficie.
Un'ulteriore modifica, nata all'interno di questa ricerca, è la forma interrotta (opera 0546 del 1983) che, in modo evidente, trattiene il suo esplicitarsi per accennare agli esiti scontati, e nel fare ciò risemantizza se stessa e si dinamicizza. Strano fenomeno di ritenzione ... Inoltre, contrapponendo la sua incompiutezza alla finitezza dell'altra forma, pone l'accento sulla maggior significanza dell'accennato rispetto al totalmente detto.
Il silenzio come significato-significante potenziale, come in parte già accaduto con il vuoto operativo delle opere 0498 0499 0500, mette poi in evidenza gli stadi intermedi del fare attraverso il suo bordo lineare non rifinito ed in divenire.
L'Essere espresso da ciò che delimita, dal bordo, dall'ultima sua apparenza...
(...ricordi la visita ai limini, alle tombe degli apostoli, che i vescovi devono compiere ogni cinque anni? ...).
Questa attenzione ai margini, ai bordi, al non ben definito, influenzerà il lavoro successivo, come nelle opere 0544 0548 0554 del 1983.
In esse vi è l'accettazione ed il rispetto del margine materico delle forme, nella sua irregolarità costitutiva. Nascono così forme binarie mutate, più legate al fare, meno al pensiero. Sembrerebbe un hardware maggiormente legato alla materialità dei costituenti.
E' anche l'inizio di un riavvicinamento al corporeo.
Nell'aprile del 1984, con l'opera 0565, si verifica un ulteriore arricchimento dell'aspetto ottico-materico, con l'uso dei fili monocromi di cotone per strutturare intere bande binarie.
La mono-tonia di questi, la loro dinamicità linearizzata, le intersezioni cromatiche con altre bande di altri colori, alzano il tono ottico, lo smaterializzano anche, lo tissurano, lo fanno trasparenza-mescolanza col fondo.
Ciò richiama molto le mie lontane esperienze optical, nella metà degli anni sessanta, eseguite con fili di nylon o di cotone bianco o nero. E' tuttavia cambiato totalmente l'intento.
Ora non si tratta di evidenziare la esistenza di una struttura come base di un fenomeno, ma di darle senso cromatico e materico, con la variante sostanziale, inoltre, che le forme sottostanti hanno una loro materialità marcata, granulosità, e quindi possiamo assistere alla fusione di queste due realtà percettive, l'una opaca e corporea, l'altra trasparente, linearizzata, atmosferica.
L'epoca storica in cui si svolgevano queste ricerche richiese anche più riflessioni sul che fare. Eccone una tratta dal Diario di Lavoro (28 febbraio 1984):
"Nella mia ricerca (in arte?) l'uscita dalla combinatoria avviene per l'unica strada rimasta a seguito dell'esplosione dei dati conoscitivi: l'ampliamento della risonanza di ciascun dato. Prima poteva darsi un campo totale in cui ciascun dato era posto a interagire (positivismo, razionalismo, irrazionalismo, volontarismo ecc. = figura). Oggi si danno, principalmente, tanti dati e di ciascuno di esso bisogna fare un campo, ampliandolo appunto. I metodi utilizzabili sono costituiti dalla correlazione, la somiglianza, il modello indotto, l'ingrandimento, il contrasto ... e, probabilmente, tutto l'opposto. Tutto è amplificazione e ciò determina campo".
Nell'ottobre del 1984 viene eseguita l'opera 0572 che porta per titolo "Ugual volume diversa dimensione. Cervello. Circonvoluzioni".
Le esperienze della tridimensionalità binaria sembra che qui trovino la loro dissoluzione; risentono comunque della maggior attenzione che viene prestata all'aspetto formativo-materico. L'opera presenta tre diversificazioni assunte da un'identica quantità di materiale. La quantità fa così il suo ingresso specifico nella ricerca (anche se già era apparsa discreta nelle scale cromatiche binarie).
Il riferimento al cervello vale come attenzione all'aspetto discontinuo della natura ed alla multiformi di apparizioni, nonostante le nostre spesso illusorie certezze circa la quantità e/o le dimensioni.
Una variante nell'elaborazione di questo fenomeno quantitativo è costituita dall'opera 0575 in cui i colori composti sono ottenuti attraverso la mescolanza di evidenti e macroscopici grani di colore primario. ancorati a materiale inerte (segatura). La qualità cromatica, fattasi discretamente discontinua, è funzione visibile e riconoscibile (computabile) delle quantità componenti.
E' questo un altro versante della quantità, questa volta non solo dimensionale-formale, ma accentuatamente cromatico.
La ricerca materica e percettiva si articola ancora in due sensi diversi: da un lato verso la trasparenza e la luce velata, con l'opera 0580 del 1985, utilizzando bande di tulle di diversi colori, stratificate; dall'altro verso la evidenza granulare e naturalistica con le opere 0577 e maggiormente 0585, mediante l'adozione di segatura o altro materiale vegetale tritato, a diversa grossezza, allo stato naturale o mordenzato con tonalità legnose. In quest'ultimo caso è significativo il rispetto per la naturalezza della superficie ottico-materica, che non subisce alteranti manipolazioni cromatiche.
Sul versante della tridimensionalità binaria un'ulteriore articolazione è costituita dall'opera 0578 del 1984. In essa l'aspetto innovativo consiste in una banda sottile di legno che, partendo da un lato di un quadrato inserito in una struttura binaria, compie nello spazio un'ansa molto plastica, di dimensioni ortodosse, e termina nell'altro lato contiguo del quadrato di partenza.
Si genera così uno spazio continuo per un settore parziale dell'opera, che evoca articolabili potenzialità plastiche a partire da segmenti lineari giacenti sul piano. E', in parte, la ripresa del concetto di tridimensionalità binaria, precedentemente realizzato (opera 0537), che considerava le linee del progetto in piano come generatrici di sottili elevazioni.
L'opera 0582 del maggio 1985 costituisce una svolta importante nella ricerca, che in seguito avrà sviluppi decisivi nella apertura di prospettive ancor più ampie e complesse. Credo sia il primo esempio di accettazione di uno spazio da elaborare in termini binari così com'è dato, casualmente, nel rispetto della sua datità e senza preliminari preoccupazioni circa la possibile progettabilità binaria.
Ciò che si è verificato di sorprendente e di significante è la scissione della progettazione dell'opera dalle condizioni in cui lo spazio è dato.
E' l'accettazione di questo evento che d'ora in poi emergerà come importante e a volte determinante accadimento formativo dell'opera.
Non a caso l'opera successiva, la 0586, presente due particolari aspetti innovativi.
Il primo consiste nella elaborazione separata e precedente della tela di fondo dell'opera, così come risulta dal taglio, meglio, dalla strappatura, seguendo la trama, di un tessuto delle dimensioni commerciali. Tale elaborazione è fatta sulla tela non fissata e quindi con i ritiri e le ondulazioni che il tessuto subisce a seguito della lavorazione.
Il secondo aspetto consiste nell'inserimento di forme o strutture binarie nate separatamente e qui montate, sempre secondo criteri binari, insieme ad un raccordo di 'cucitura' che, col suo sotto/sopra binariamente cadenzato, sottolinea ancor più il senso del supporto lente, scisso dal fondo.
Due eventi quindi, consistente l'uno nella indipendenza genetica del fondo rispetto alla sovrapposta elaborazione; l'altro nel recupero e montaggio di un dato anche questo 'trovato', nel senso di generato in contesto diverso.
Prima di esaminare una serie di opere che hanno apportato un'altra dimensione alla ricerca, meritano di esserne segnalate due che hanno alterato il rapporto tra superficie e forme binarie. Mi riferisco alla 0597 e, maggiormente, alle 0598 e 0599.
Una precisazione necessaria: quando scindo in due o più termini aspetti o momenti di un'opera, come superficie, forma o simili, mi rendo perfettamente conto dell'arbitrarietà o quanto meno della discutibilità dell'operazione nominatoria, nel senso che è impossibile, se non con lunghe premesse, tenere separati elementi coagenti dell'opera stessa. Purtuttavia, a fini esplicativi, ritengo valido mettere in atto comportamenti didattico-strumentali, a diverso livello, miranti all'esaustione del senso operativo del lavoro.
Ritorniamo alle opere citate trascrivendo quanto annotato al riguardo nel Diario di Lavoro:
" ... ho attuato il tentativo di affrontare situazioni 'lontane dallo stato di equilibrio' (intendo qui 'stato di equilibrio' quello integralmente previsto dalla logica binaria, cioè programmatico-causale in senso binario)".
Esiste cioè una frattura tra la procedura lineare binaria e le occorrenze che emergono, meglio, che vengono poste in atto a livello sperimentale.
Questa situazione si offre, al livello basso della riflessione e dall'ottica della elaborazione binaria, come ostacolo da superare ('ostacolo operativo').
Ostacolo anche epistemologico oltre che operativo, perchè riguarda anche un ripensamento della meccanica propria del fare creativo, e delle precedenze e conseguenze che ciò comporta.
Inoltre, e questo è un aspetto fondamentale, ad opera compiuta salta in primo piano l'effetto strutturante della forma binaria che, riverberandosi sulla superficie, ne determina la particolare postura.
Tutto ciò, d'ora in poi, entrerà costantemente a far parte del processo creativo.
Intersecante questa ricerca ve n'è un'altra che si manifesta per la prima volta con l'opera 0592. Questo lavoro, insieme ad altri ai quali accennerò in seguito, per coglierne le varianti, si caratterizza per l'attivazione di un 'ostacolo operativo' che concerne la datità dello spazio stesso, intendendo con ciò la sua esistenza, ed il senso di essa, al di fuori di qualsiasi intervento binario. Ovviamente in questi casi non si tratta del semplice recupero e dell'uso di un frammento di reale geneticamente esterno all'operare artistico. E' interno ad esso ma nato come elaborazione elementare (primaria?), su stimoli che pur facendo parte di precedenti esperienze, ne sono, qui e ora, residui culturali, scissi dalle elaborazioni cui possono essere stati sottoposti in precedenti esperienze.
Diciamo pure che sono 'materiali culturali' nel senso che sono appartenuti o derivano da precedenti stratificate ricerche.
Tutto ciò, ecco lo scarto innovativo, viene sottoposto ad un impossessamento binario attraverso interventi di vario genere.
Nell'opera citata (0592) l'esperienza si attua attraverso una misurazione, binaria, correlata; si sovrappone cioè una sequenza di segnature binarie che hanno questo di caratteristico, oltre che articolarsi sullo spazio dato: possono avere anche esistenza autonoma. Tutto ciò si evidenzia come una comparazione, un confronto, pi- che altro un saggiare e uno sperimentare ciò che succede di reattivo. Tutto qui.
Ai limiti della conoscenza, verso i bordi 'lontani dallo stato di equilibrio', può accadere di osservare fenomeni più innovativi e a minore prevedibilità, laddove nelle sequenze lineari, se e come accadono, sono impregnati di una più marcata causalità.
Ciò può dare, a volte, in prima impressione, quasi un senso di gratuito, infondato, cioè una mancanza apparente di senso. Va tenuto al riguardo presente che si è parlato, non a caso, per questi 'ostacoli operativi', di 'materiali culturali', facendo con ciò riferimento ad un senso più ampio che riguarda, storicamente e materialmente, l'intero processo soggettivo così come si è venuto attuando negli anni della ricerca.
Altri esempi di questa nuova sponda della sperimentazione, sono costituiti dalle opere 0605 0607 0615, fino al limite dell'opera 0619.
Nelle prime tre opere vi è ancora l'attivazione del confronto con articolazioni binarie (la 'misura'); nell'ultima c'è soltanto la dichiarazione di questa, come estrema affermazione che tutto può essere sottoposto a questo tipo di processo.
L'uso dei fili di cotone, ormai patrimonio genetico risalente a precedenti opere, riemerge in forma modificata con i lavori 0622 0623 0626 ed altri.
A parte l'aspetto simbolico della rete che così si forma (" ... la rete, peraltro invisibile, del cielo, di cui le stelle sono i nodi ..."), il richiamo operativo è ad una struttura disequilibrata nella quale vengono esplicitati i due momenti del reticolare:
a) sul piano: fissaggio, fissità;
b) b) nello spazio: lo spazio logico e gravitazionale, con le inevitabili e sorprendenti oscillazioni.
Per queste opere parlo, in Diario di Lavoro, di 'reticoli logici'.

("Per essi curiosa nota: la frase proustiana, 'phrase mollusque', in analogia alle 'pieuvres del réferences' einsteiniane, né rette né curve, ma filamenti continuamente agitati in tutti i sensi ...").

"La nostra epoca sarà segnata dal fenomeno 'rete'. Come ogni fenomeno morfologico profondo, a carattere universale, il fenomeno 'rete' appartiene non soltanto alla scienza ma anche alla vita sociale ... Quando nel futuro si elencheranno le astrazioni che hanno maggiormente segnato nel corso di questa seconda metà del secolo la mente umana, si avrà sicuramente la 'cifra logica' (la scelta binaria), ma anche, quasi altrettanto importante di quella, si avrà l'oggetto 'rete'". (P.Rosenstiehl - voce RETE - Enciclopedia Einaudi, 1980).

Il problema 'disequilibrio' riguarda sia quanto notato a proposito delle due fasi del reticolare, ma soprattutto l'incongruenza metrica tra la lunghezza dei filamenti e quella della effettiva struttura che vanno a formare.
Ciò comporta, per questi, il ripiegamento, la contrazione, l'involversi, la formazione di anse. Tutto ciò significa anche una rottura, per eccesso, della linearità.
Si affaccia in forma discreta un accenno all'operatività del caso, visto semmai, partendo dai comportamenti lineari, come forma di 'disordine'.
Reti anche come 'eccesso'? Ed 'eccesso' uguale 'disordine?
In epoca successiva queste problematiche torneranno all'attenzione con l'opera 0757 (vedi più avanti), la prima e forse l'unica in cui la reticolazione, seppur in un solo versante ortogonale, la verticalità, subirà un trattamento 'pittorico', cioè non più filamenti, margini, ma bande cromatiche.
Qual'è lo scarto significativo? L'individuazione di un 'iperspazio binario'?
Stando alla definizione di iperspazio, cioè spazio a dimensioni maggiori di tre, sembrerebbe, aggettivandolo come binario, una contraddizione. Ma ciò ritengo sia errato.
Uno spazio binario, in una corretta definizione sintattica, è quello definito da qualcosa di più e di diverso che da due dimensioni: è quello definito contemporaneamente dalla verticalità e dall'orizzontalità.
Uno spazio logico-operativo (e sottolineo questo secondo termine) che trova la sua esistenza o a posteriori, dal risultato delle scelte operate, o a priori come potenzialità all'attualizzarsi di queste scelte, e solo queste.
Non esiste spazio binario in sé, al di fuori della potenzialità, presente alla coscienza del percepiente, di queste scelte possibili.
D'altra parte, a rigore, non esiste uno spazio in sé‚ esiste come operatività di percepenza. L'esperimento dello spazio è la sua costituzione.
Così esistono spazi mono, bi e tridimensionali.
Ed anche un iperspazio come astrazione matematica.
E così, variando i criteri operativi, esiste uno spazio binario.
L'alterazione di questi criteri operativi, in relazione allo spazio binario, intesi in senso ortodosso - nel caso specifico dell'opera in esame attraverso la devianza della verticalità che nel suo ondeggiamento va contaminandosi come eterodossia dimensionale - conduce alla costituzione di uno spazio iperdeterminato, ben oltre la potenzialità implicita dello spazio binario puro.
Per mitigare (a pro degli scettici!) l'assolutezza di queste determinazioni, sono disposto, in chiusura di questo argomento, a parlare di 'iperspazio binario virtuale' o 'iperspazio virtuale binario'.
Precedente a questo lavoro troviamo l'opera 0621, titolo 'Teatro equilibrante'.
Per la prima volta, dopo le opere 0598 e 0599 e non considerando le 'reti', torna a riemergere il fenomeno delle strutture binarie 'disequilibrate', ora proprio loro e non il supporto su cui giacciono.
Rovesciamento di situazione rispetto alle precedenti esperienze, in cui erano le strutture binarie stesse a dare un particolare riequilibrio all'opera nel suo complesso, binario appunto.
Ora sono queste stesse che si collocano in una situazione che non è leggibile come inevitabile linearità, ma introduce piani a diverso orientamento, in cui ciascuna di esse giace, colte nel loro momento variamente e reciprocamente intersecato.
La riequilibratura avviene nel contrasto con una linearità vibratile che ritma la loro statica costanza di orientamento.
Processo, questo della riequilibratura, che ormai avviene lontano dagli stati di equilibrio e che accenna alla storicità del fenomeno come bloccaggio, sempre sul limite di infrangersi.
Introduce così aspetti dinamici e in divenire, nel complesso porsi come stadio ultimo della elaborazione.
A monte c'è una storia, eventi, dei quali noi percepiamo una fase, attuale, leggibile forsanche come caotica, ma che comunque rinvia ad una operatività ormai avvenuta, sottilmente introducendo il discorso sul 'dato' , come configurazione attuale con la quale confrontarsi.
Come appare evidente da quanto precisato, le strutture binarie cessano di costituire un'elaborazione ortogonale statica dello spazio bidimensionale, per assumerne una dinamica, configurandosi come fasi elaborative di uno spazio rotatorio.
Diciamo che lo spazio si neutralizza nella sua ortogonalità, si sfonda, si relativizza e diventa leggibile unicamente nel suo farsi spazio dinamico in cui vengono a proiettarsi questi diversi momenti di elaborazione binaria.
Significative a questo proposito le opere 0642 e 0643.
In esse, osservate da un'ottica operativa, sono posti in essere atti diversi.
Nella prima una giustapposizione di forme a genesi diversificata, per le quali cioè, nell'attualità, non è possibile identificare i riferimenti genetici se non prendendo atto che sono esterni all'opera; nella seconda un contrappunto ternario in cui sono riconoscibili tre coppie di forme binarie, ciascuna in rapporto ortogonale al proprio interno.
E' anche dentro queste problematiche che si svolgerà in futuro la ricerca.
Nelle opere 0676 e 0677 si evidenzia un ulteriore scarto nella elaborazione: riemerge il 'dato' (in senso filogenetico, come accadimento compiuto che si presenta e si sottopone alla elaborazione), irrelato, incongruo, residuo, alterità.
Ciò trascina in campo anche una costellazione di problemi relativi all'individuazione ed al prelievo di esso dal proprio contesto, extrartistico, e la utilizzazione che ne verrà fatta. Problemi che hanno attinenza anche con l'estetico (matericità ecc.), ma più che altro con la percezione che esso possa costituire frattura epistemartistica (in coppie oppositive tipo binario/abinario, causale/casuale, ordine/disordine ecc.), da cui necessariamente discenderanno nuove sistematizzazioni e nuova ricerca.
Il rapporto che si crea così all'interno della nuova operata costruzione è bilico oscillante, al limite della quiete, tra evento ('dato') e le scelte concretizzatesi.
La binarietà si accentua come processo, e processo aperto, eventuale.
E il "Pendolo", opera 0681, sembra proprio esserne forma simbolica.
La similarità/differenza tra l'opera 0676 e la 0677 è molto sottile. La seconda è generata dalla prima nel senso che permane il fenomeno del 'dato' esterno, che evidenzia la scansione binaria nella quale è implicato, come un rivelatore e cade sotto l'immagine di questa, venendo coinvolto.
Ma qui (opera 0681) il rapporto tra 'dato' e binarietà, e consequenti connesse problematiche, è più puro, assoluto.
Storicamente ha antecedenti concettuali su esperienze ottiche da me realizzate con i 'fotorivelatori', materiali sospesi nella luce, che impongono la loro presenza come rivelatori di questa.
Il processo sembrerebbe calcare la mano verso una binarietà assoluta, onnipresente, che percorre lo spazio e viene rivelata dalla presenza di questi dati fattuali che la incontrano.
Non so, può darsi che nel mio mondo artefatto ciò accada comunemente! E allora l'opera stessa sarebbe evento eveniente, che viene fuori. Mah!
Dall'analisi delle differenze con la coeva opera 0678 del 1986, emergono prospettive di ricerca che nelle opere 0676 e 0677, per la purezza del problema ivi affrontato, non hanno spazio.
Si può affermare che in questa nuova opera - 0678 - diventa coscienza esplicita e definitiva il processo che ha condotto all'abbandono dell'ortogonalità binaria (e se periste essa è, al pari delle altre combinazioni possibili, evento non esclusivo); all'abbandono conseguente di una spazialità assoluta per una relativa; all'accettazione del 'dato', così come multiformemente viene esperito nella concretezza del fare, come evenienza; alla considerazione della naturalezza e fondatezza di qualsiasi ostacolo operativo; alla continua attenzione verso matericità e luminosità.
Però, accanto a tutto ciò, esiste nell'opera la riaffermazione che il processo binario continua ad essere momento formativo, e quindi conoscitivo, delle realtà operative che si vanno organizzando. Non è 'idea', modello.

"Il senso di 'idea' come 'modello' è molto in uso fin dal medioevo - S.Tommaso, Alberto Magno -. Richiama il campo dell'arte o della costruzione in cui l'opera ricalcherebbe dei modelli già nel pensiero dell'artista" (Diz.Crit.filosofia).
Ma anche Panofsky, con il suo testo 'IDEA', indaga, dall'antichità al classicismo, l'evolversi di questa concezione.

E' processo, quello binario, interfattuale, catena di scelte, tra le tante, che permette il dialogo strutturante con/delle cose - dei fatti.
E' una rete complessa, a complessità crescente, in cui i nodi sono le emergenze fattuali che conducono alle opere, ma a lato dei quali si estendono le molte e diramate connessioni della storia della ricerca.
Continuiamo a seguire l'evolversi della ricerca indicando le opere nelle quali si realizzano altri arricchimenti operativi.
Il versante nel quale questi vengono maggiormente stimolati è, a questo punto, quello materico.
Così nell'opera 0685 del 1987, l'incisione incompleta delle strutture binarie sulla tela genera, dopo il trattamento di questa, una spazialità, sì di origine binaria, ma rilevante e qualificante in senso materico.
Così nella 0686 due diversi trattamenti possibili della carta, che implicano considerazioni non solo materiche ma spaziali e temporali (unico piano/più piani, frattura/ricomposizione, prima/dopo), generano, nella copresenza delle coppie alternate, una cadenza procedurale biunivoca, che trova poi esito e senso nella più generale sistematizzazione binaria.
Con l'opera 0690 viene sistematicamente adottato l'uso di quelli che possiamo definire, forzando un pò il senso del termine, 'reperti': opere, frammenti, parte di opere, risultanti da elaborazioni separate, che non hanno poi condotto ad un risultato definitivo. L'opera è centrata sul 'reperto', riferimento e genesi delle strutture binarie messe in atto.

La differenza tra reperto e dato:
REPERTO: il prodotto di una precedente lavorazione artistica, che non ha trovato una sua realizzazione finale e definitiva.
DATO: ciò che proviene dall'esterno della ricerca, ma che in questa viene assunto ed elaborato.

Con la contemporanea opera 0692, del maggio 1987, viene adottato il colore ad olio.
Evento importante (e qui riaffiorano anche vecchi ricordi dei miei inizi) perchè introduce processi di lavorazione diversi. Per esempio in quest'opera il colore, costruito con toccamenti contigui, puntinato, genera spessori diversi, introduce cioè, all'interno di una forma precisa, varianti ottico-materiche che, nel determinare la coppia 'forma precisa/colore variato', risponde appieno alla ricchezza multilivellare dell'elaborazione binaria.
Certo, affermare questo, sembra proporre la convinzione (errata!) che assimila a binario qualsiasi precisazione di coppia.
Ciò nonostante non si può negare che ogni evento basato su due aspetti, due momenti, possa essere analogicizzato in binario. Non è questo che costituisce la binarietà, ma può benissimo farne parte, in modo congruo, come sottospecificazione.
Nell'opera 0700 'reperto' è l'intera superficie di base dell'opera. Siamo nell'ottica delucidata a proposito dell'opera 0677, ma qui vi è reperto nel senso di prelievo di questo materiale così come residua da una lavorazione precedente. E le due parti del residuo, i due residui, sono messi in rapporto di contiguità.
Fenomeno da evidenziare: l'interferenza dell'opera con il 'reale' (la realtà da cui provengono i reperti) si focalizza nel momento in cui questi sono sottoposti a strutturazione.
La purezza dell'assunzione di un 'dato' nel contesto di un'opera, mi sembra ottenuta nella 0704, nella quale il 'dato' non viene sottoposto a nessuna strutturazione o inserzione in un contesto binario, ma è esso stesso a organizzare lo spazio. Si direbbe quasi un'autodenuncia della propria natura duale: 'dato' e forma binaria.
Siamo al limite dell'autoreferenza, dell'autonomia esplicitata.
L'opera 0709, del luglio 1987, introduce un'ulteriore variante nelle strategie messe in atto sperimentalmente per arricchire e testare il processo binario; questa volta rivisitando la spazialità tridimensionale che era già stata oggetto di precedenti elaborazioni.
La novità dell'intervento consiste ora nella simultanea presenza di tre coppie operative che interagiscono: ortogonalità binaria/ trasgressione ortogonale, superficie bidimensionale/ superficie tridimensionale, misure dimensionali binarie lineari/misure in eccesso.
Il rilievo e l'interazione di queste tre coppie si attua nell'analisi percettiva dell'opera, qui momento di estrema importanza, attraverso lo spostamento sia da una visione centrale ad una eccentrica, sia da una sintetica ad una analitica.
All'interno delle varie fasi della ricerca, esistono dei microcicli di opere minori che costituiscono la base per ulteriori acquisizioni comportamentali, materiche, strutturali ecc.
Così il ciclo che va dall'opera 0710 alla 0718 è una traiettoria di ricerca che al momento non conduce ad alcun esito strutturato definitivo, ma introduce e saggia alcuni aspetti che formeranno la base di successive opere. (Attenzione! nell'opera 0717 fa la sua prima comparsa la garza 10x10, qui non so se già avvertita come portatrice di una significanza binaria).
Tra questi aspetti l'abbandono provvisorio della binarietà, quasi disattivazione programmatica nella complessa rete dell'agire, al fine di meglio percepire aspetti che in opere successive appariranno correlati ad essa.
Oppure una sua versione esclusivamente rappellativa in un contesto diversamente orientato.
L'esistenza di questi microcicli si ripresenterà periodicamente ad attestare il lavorio, anche sommesso, che accompagna le tappe fondamentali della ricerca.
Una piccola opera del 1987, la 0720, esplicita un momento in parte già esaminato a proposito di 'reti' ed 'eccesso' (opere 0622 0623 0626). Qui si tratta, invece, della contrazione non di linee ma dell'intera superficie binaria che passa, pur restando integra e binaria, da una dimensione metrica ad un'altra.
Ritroveremo in atto questo fenomeno molto più tardi, per esempio nell'opera 0892.
Nei successivi lavori 0727 e 0728 si devono considerare due aspetti rimarchevoli.
Il primo è la non coincidenza dello spazio elaborato con le reali dimensioni del supporto. Vi è cioè, in ambedue le opere, un residuo di spazio non elaborato, e formalmente qualificato come tale, che richiama con leggera variante il concetto di 'dato', qui segnatamente fatto percepire dalla evidenziata discrepanza. 'Dato' ancora una volta come elemento esterno, accidentale, incongruo, che purtuttavia, nella sua marginalità, entra in qualche modo a far parte strutturante del complesso. L'altro aspetto è il diverso trattamento che subisce lo spazio nella realtà elaborativa. Alla ortogonalità pura dell'opera 0728, articolata nella maniera che verrà precisata, corrisponde nella 0727 una sua trasgressione che però viene generata non dalla sequenza di istanti rotatori dello spazio, ma dallo scarto, in ciascuna delle quattro bande cromatiche (precodici bassi), tra il punto di origine e quello terminale nella cadenzatura metrica binaria, che giace sui due lati contrapposti.
A questo stadio, tuttavia, lo spazio elaborato non si distinguerebbe, fenomenicamente, da una successione di spazi ruotati. Ciò che lo qualifica invece è la copresenza di strutture (le cellule binarie) che nascono dallo stesso spazio, ugualmente cadenzato in modo binario, ma generate da allineamenti ortogonali puri.
E' questa multipla considerazione operativa che segnala l'importanza di quest'opera nella traiettoria della ricerca.
Dell'opera 0728 resta invece da segnalare la particolare procedura elaborativa spaziale, che pone in essere, nella delimitazione delle distinte zone elaborative, sequenze binarie spezzate ortodosse del tipo, per esempio, "... 4 spazi VER, 2 OR, (4+2)=6 VER ...", reintroducendo, a distanza di molti anni, aspetti della binarietà primitiva che ora appaiono quasi richiami ad una purezza che poi ha conosciuto benefiche, feconde, contaminazioni operative e materiche.
Infatti, considerando alcune opere immediatamente successive, è facile rendersi conto di queste contaminazioni, seppur inscritte nel perimetro delle oscillazioni pendolari intorno alla binarietà.
Ad un rigore estremo, conseguente alla pratica di un'ortodossia estrema, può succedere un sempre persistente rigore ma nominale, rappellativo, accompagnato da una grande libertà operativa.
E' quanto accade con la nuova lettura dello spazio binario nelle opere 0742 0743 0750.
Qui c'è la coniugazione di una genotipia binaria ad una fenotipia materico-comportamentale.
Il codice che genera la dislocazione e la lunghezza delle cordicelle, ciascuna proseguimento nello spazio dal proprio punto di origine, è binario. La loro realizzazione materico-cromatica e la loro interstrutturazione sono fenomenici.
Curioso aspetto della ricerca artistica: qui 'dato' (nel senso proprio della ricerca) sembra diventare la binarietà; questa volta essa è sì forza genetica strutturante, ma a contatto con la realtà fenomenica dell'opera subisce una riduzione epistemica e si sottende sommessa alla fattualità realizzata.

Riduzione epistemica: in questo caso il fatto che la binarietà non rimanga così evidentemente generatrice dell'opera e quindi subisca una riduzione di senso o di importanza in ciò che concerne la conoscenza-lettura dell'opera stessa.

Ma ben altro destino subirà la misura binaria nelle opere 0751 0752 0755.
Qui si passa, in successione sequenziale per le tre opere, dalla autonomia dilatata, in cui la referenza alla binarietà esiste soltanto come accettazione dimensionale irrelata, attraverso ancora una giustapposizione libera nello spazio, fino al ripiegamento su se stessa, gomitolo autoreferente, interscambiabile con altri gomitoli; organizzazione, quest'ultima, serrata, che sembra navigare verso la interrottura strutturale della fissità dell'opera.
E allora si accentua quell'aspetto di ontologicità che la genotipia binaria faceva presagire nelle tre opere precedenti.
Ciò condurrà all'opera 0760 in cui la nettezza declaratoria sembra rendere esplicito l'orizzonte estremo della nominazione, costituzione, commento dell'evento; sbocco evenemenziale oltre il quale, forse, esiste solo l'indicibile evento, l'altro, innominabile, aporia non più operativamente dialetticizzabile.
Un'opera intercalata alle precedenti è la 0757, già anteriormente esaminata, ma che qui interessa per tutt'altro ordine di problemi.
Essa infatti inerisce al problema della spazialità binaria, intesa, ancora una volta, come movimento controllato nello spazio qui bidimensionale. Le esperienze dei fili contratti ne sono all'origine. Qui il filo è il contorno delle forme, quindi dimensione, la stessa dimensione, metrica, che, modulata in contrazioni diversificate, va a porsi, come origine in senso geometrico, nelle scansioni binarie verticali proprie.
La combinatoria poi delle marcature cromatiche genera questo spazio contraddittorio, bidimensionalmente avvolgente, che ulteriormente allude alla inunivocità di qualsiasi operazione attinente al reale.
Altro elemento innovativo, per quanto concerne, questa volta, l'assunzione dello spazio tridimensionale, lo si ritrova nell'opera 0762.
In essa l'origine dello spazio, così come appare allo stato elaborato, deriva da un intervento di espansione operato sul supporto materico. Le fratture in esso prodotte si attualizzano come forze espansive che allontanano, sul piano frontale, i singoli frammenti, relati poi, in questa nuova dimensione, da filamenti che indicano traiettorie binarie.
Contrazione/espansione, altra coppia che va ad aggiungersi alla casistica che interviene nella elaborazione binaria.
Contemporaneamente a queste esperienze, seguita a prendere corpo e ad articolarsi, in continue nuove configurazioni, quel processo di rottura dell'ortogonalità binaria, qualificato anche come 'struttura binaria disequilibrata', con il correlato concetto di 'ostacolo operativo', che ebbe il suo primo dichiarato momento nelle opere 0598 e 0599.
A titolo di esempio, indico nell'opera 0766 dell'ottobre 1988, un caso significativo dei problemi che vengono affrontati in questo stadio della ricerca.
Tra questi il non partire più, nella progettazione dell'opera, da supporti univoci o neutri, sui quali attuare il processo. Si mette in moto, invece, un meccanismo di attenzione verso materiali residuali, resti di precedenti elaborazioni (materiale già 'segnato'), supporti sui quali sono state eseguite elaborazioni parziali, magari anche di prova: 'reperti'. Il tutto viene legato, assemblato, con interventi rispondenti alla logica binaria. Ciò richiama ed amplia il fenomeno dei 'reperti' già considerato.
Un'ulteriore variante, in quest'ambito di problemi, è costituita dall'opera 0765.
Qui, tra l'altro, ritorna una modalità esecutiva già sperimentata e notata nell'opera 0546, ma che in quella condusse ad esiti diversi. Nell'opera attuale l'interruzione della campitura è intesa più che come evidenziazione interna del fenomeno, con la sottolineatura dell'espressività più intensa dell'accennato rispetto al totalmente detto ('Sindrome della Sfinge'), come modalità di processo tout-court, equiparabile metaforicamente allo spegnimento di un monitor, interruzione di un processo dinamico.
Se l'ortogonalità binaria è definitivamente rotta, perduta è anche la mono-tonìa delle campiture (fattuale o potenziale), la levigatezza senza storia interiore, il dato come esito finale assoluto.
Sarà ritrovato un fondante accenno a questa perdita nell'opera 0774.
In essa un'originaria superficie di cartoncino, dimensionato binariamente, viene frammentata con ordine e ricomposta rispettando la originaria sequenzialità verticale/orizzontale. Processo definibile come 'scomposizione-ricomposizione' o 'destrutturazione-ristrutturazione'. Sempre però, significativamente, superamento di un 'ostacolo operativo': in questo caso la frattura.
In sintesi, qui la binarietà è un dato di partenza - dimensioni della superficie originaria - sul quale si attua il processo altro da essa prevedibile.
Su questo fronte della binarietà come dato dimensionale, vi è un'opera, la 0773, che si attua esclusivamente sotto questo profilo.
La corda, come presenza oggettuale dimensionabile, viene assunta per questa sua caratteristica ed articolata in una sequenza cromaticamente segnata.
Questa scansione binaria, pressoché onnipresente nelle opere fin qui esaminate, assume ora valore dichiarato, e diventa senso e giustificazione dell'opera stessa.
Allontanandoci un pò da questo specialismo della sperimentazione, e recuperando maggior complessità, c'è un'opera, la 0780 del marzo 1989, che costituisce un momento di sintesi rispetto al lavoro finora svolto, e contemporaneamente si proietta nel futuro con l'apertura di altre prospettive di ricerca.
Esaminiamo, in breve, i due aspetti:
a - MOMENTO DI SINTESI:
- autonomia delle singole superfici (struttura materica, dimensione ecc.)
- loro marcatura specifica con strutture binarie irrelate
- superficie globale come evenienza elaborativa in uno spazio neutro ('funzione rivelatore')
- à plomb come metodologia ordinatrice e strutturante
b - PROSPETTIVE DI RICERCA:
- la diversità metrica binaria dei lati delimitanti la superficie come genesi ontologica di una struttura
- la dilatazione nello/dello spazio come direzionalità rivelata
- la funzione dell'à plomb come rivelazione dello scarto tra ontogenesi delle singole strutture e filogenesi dell'opera completa.
Il senso complessivo del lavoro, riferito all'opera 0780, è quello di una costellazione polivoca che, coi suoi rimandi formali, metrici, strutturali, impone piani diversi di percezione-elaborazione spaziale, succesioni filogenetiche temporalizzate e de/ri-strutturazioni dinamiche.
Ciò in parte vuol anche significare che l'opera determina ed esplicita un suo tempo percettivo, ricalcato sulla sua complessità, omologo a quello interno genetico, strutturale, col quale quello del fruente deve sintonizzarsi per rendere possibile una lettura decodificante completa.
Un'altra opera che presenta forti connotazioni sintetiche (o summa materica, cromatica, strutturale ...) è la 0782 (titolo 'Albero casuale fatto ad arte') dell'aprile 1989.
In questo lavoro, similmente alla cornice portante dell'opera precedente, vi è una struttura - l'albero - ottenuta per incollaggio di tronconi di legno a dimensioni binarie diversificate, con tagli di innesto ad angolazione variata. Su questa struttura reperti autonomi, a diversa complessità elaborativa, testimoniano ciascuno, precedenti e diverse esperienze di ricerca; qui sono assemblati in uno stracarico montaggio campionato, quasi a dichiarare uno specifico e soggettivo 'Albero delle Conoscenze'.
Arriviamo così ad un'opera che nasce dopo ripetute esperienze di sculture, costruite con bave di vinavil, veri e propri lumachii dall'andamento e dall'aspetto sinuoso, collante traslucido, opalescente: la 0786.
Lavoro questo in cui le precedenti esperienze di ampliamento-dilatazione dei modi comportamentali nell'operare, assumono il grado più alto del relativismo e quindi dei sensi polivoci, cui non si sottraggono nemmeno le strutture più rigorose in senso procedurale-geometrico.
Opera importante, un pò vitalistica, ma che nella sua quadruplice possibilità fruitiva (a seconda dei punti di à plomb che facciamo assumere all'opera) elenca ed esplicita sia la propria accennata polivocità dei sensi, sia il processo di formazione sintattica che la genera.
Un richiamo all'opera 0780 si ha con la 0794 dell'agosto 1989. A proposito della prima, negli scritti che precedono, veniva messo in evidenza come la dilatazione nello/dello spazio emergesse, nella funzione rivelatoria, dalla direzionalità che assumevano le quattro strutture ortogonalmente orientate, giacenti all'esterno del corpo maggiore dell'opera. Ebbene, è questa funzione rivelatoria che anche nell'opera 0794 perdura; perdura nelle tre superfici nelle quali emergono le elaborazioni - marcature - del fenomeno binario.
Funzione rivelatoria che è chiave di lettura analoga - giova ripetersi - a quella che viene posta in atto quando consideriamo gli oggetti che incontriamo nella nostra esperienza percettiva come rivelatori di luce. E qui è come se considerassimo la binarietà - giova ancora ripetersi - onniarticolata e onnipresente e usassimo questi elaborati, nella loro corporeità, come occasioni strutturate per renderla visibile e poterla percepire.
In questa ottica l'operare artistico appare come artificio, sottile, culturalmente e soggettivamente determinato, per rivelare ciò che potenzialmente possiede per il solo fatto di porsi ed essere posto in un campo operativo.
Si può sostenere, senza considerare l'affermazione in modo troppo rigido, che ogni atto creativo è rivelatore nel senso precisato, e cioè di messa in opera di tecniche appropriate e mirate (soggettivamente e culturalmente), tendenti a far prendere corpo ad una realtà nascosta o insupponibile, ma pur sempre contenuta nel campo delle possibilità in cui il soggetto opera.
Ciò evidentemente rinvia in parte al problema combinatorio e se si dia arte come combinatoria.
Ma quello che qui preme sottolineare, per quanto attiene al lavoro sul quale si applicano queste note, è che ciò che può emergere dall'atto creativo è conseguenza, diretta ed immediata, fisiologica, dei caratteri fondanti del campo stesso, la binarietà.
La binarietà determina il campo, è il campo, ed emerge come tale.
Una assoluta tautologia autofondante.
Va da sé che tutto questo implica anche una multiformità di emergenze, compresa la messa in crisi della binarietà stessa (gli 'ostacoli operativi'), lo scontro con l'abinario e la propria negazione.
Come suprema ed assoluta sintesi di queste considerazioni, l'opera 0814, del novembre 1990, rappresenta in modo quasi esemplificativo, una delle summenzionate multiformi emergenze (atti dell'emergere) in cui si attua la 'partenogenesi binaria'.
Definiamo 'partenogenesi', in questo caso, il processo per il quale è il meccanismo stesso, costitutivo del campo, e le sue modalità, che generano le proprie realtà evenemenziali.
Una "X-logìa" tautologica che realizza se stessa, come evenienza surdeterminata.
C'è un aspetto dell'opera 0814, che merita una particolare attenzione proprio in quanto mette in evidenza quest'ultimo punto trattato. La plissettatura della tela, secondo il rapporto binario 2/1 - ricordiamo che questi due termini del rapporto sono definiti rispettivamente 'gradiente alto' e 'gradiente basso' - genera una struttura mono-tòna che evidenzia, sia sul recto che sul verso, uno solo dei due gradienti (l'uno o l'altro a secondo della plissure usata, A o B).
Ecco lo schema:

A: 2 (elementi) a dx, 1 sotto a sx, 2 a dx, 1 sopra a sx, 2 a dx ...
B: 2 (elementi) a dx, 1 sotto a sx, 2 a dx, 1 sotto a sx, 2 a dx ...

Nel caso A avremo, visivamente, sia nel recto che nel verso, sequenze metriche adiacenti continue di 'gradiente alto' (valore 2).
Nel caso B avremo, ... id.c.s. ..., di 'gradiente basso' (valore 1).
Senza entrare troppo nel dettaglio di questa meccanica, si può affermare che essa si manifesta a due tempi, vicendevolmente escludentisi, ed in ciascuno di essi coagula proprie e diversificate configurazioni; queste poi qualificano uno dei due termini come 'generante' (1 nel caso A, 2 nel caso B) e l'altro come 'generato' (2 nel caso A, 1 nel caso B), in un rapporto scambievole che riflette la operatività alternante della costituzione binaria.
Ciò è enunciabile anche indicando 'sopra/sotto' come 'esterno/interno': l'apparire mono-tono è epifenomeno rispetto al fenomeno generativo binario dell'alternanza 'gradiente alto / gradiente basso'.
Contemporanea a quest'opera viene prodotta, nel novembre 1990, la 0818 (titolo 'La finestra'), che ripropone in una nuova ottica il problema delle stratificazioni; qui, operativamente, queste si realizzano come sovrapposizioni, piani frontali dell'opera chiusa.
Chiuso/aperto non come due stati circuitali alternativi, ma come comportamento, contrazione/espansione.
Quest'opera infatti è un oggetto comportamentale, non ha soltanto due stati terminali alternativi; consente due comportamenti, aprire/chiudere, che in ogni loro frazione contengono significanti prospettive percettive per l'operatore.
La sezione mobile ha un recto ed un verso, ciascuno con realizzate le stesse strutture, ma diversificate. La sezione di fondo è costruita con identici gradienti binari, ma ha strutture diverse. La pregnanza materica e le diversità strutturali tra le due sezioni, unitamente a questa operazione esperibile di chiusura/apertura, ampliano e rendono percettivamente possibile il superamento della prevedibilità binaria, che diventa così meno assoluta, introducendo plurimi elementi di alterità che d'ora in avanti, marcatamente, tenderanno a presentarsi e articolarsi con maggiore frequenza.
Oltre tutto ciò, e più in generale, attenendo la cosa alle più vaste riflessioni che accompagnano l'esperimento di proposte concretamente creative - qui potremmo anche notare come l'uso di questa aggettivazione 'creativo' non si riferisca tanto ad una supposta generale creatività, ma sia relativo ad una fase-momento che si inserisce nel soggettivo processo della ricerca - possiamo osservare, nell'ambito dell'opera, l'emergere di un problema, che altrove e precedentemente mi ha pre-occupato: il rapporto 'ordine/disordine'.
Si tratta, rinnovellandosi, di determinare in ultima analisi, ahimé! sempre provvisoriamente, se ordine corrisponda a binario e disordine ad abinario.
Questione, se vogliamo, anche banale, in quanto ogni gesto sistematico tende ad instaurare un suo ordine: ovvio, pertanto, che ciò che contrasta il processo sia da considerare disordine.
Ma in un'accezione più operativa e meno teleologica, ordine e disordine non hanno fin dall'inizio significato assoluto, ma, dal momento in cui mettiamo in atto un progetto ed una strategia, vengono costituiti in coppia alternativa. Ed in tale reciproca tensione, da allora in avanti, accompagneranno ogni mossa e diventeranno anche termini di riferimento obbligati per la lettura degli esiti.
Nelle pagine precedenti è indicato un momento, negli 'ostacoli operativi', in cui l'ordine' viene assunto come acquisizione dinamica, da constatare nei confronti di rotture ('disordine') che vengono sperimentalmente introdotte nel processo operativo.
Gli esiti che ne discendono, anche con la loro ambivalenza, rendono ben conto della dimensione costitutiva della coppia antitetica. Tali elementi di 'disordine', così almeno possono essere definiti dal punto di vista dell'ortodossia binaria, possono essere costituiti da vari aspetti del materiali operativo: così nell'opera 0819 è la mobilità e l'autonomia degli elementi strutturati; nell'opera 0820 la particolare abinarietà del materiale che supporta l'elaborazione, dotato peraltro di forte connotazione materica; nell'opera 0826 la diversificazione materica-cromatica del fondo tripartito, e similmente per altri lavori.
Costante in questo tipo di strategia, è la rottura della congruenza programmatica binaria - che per definizione è totalizzante ed investe ogni aspetto dell'opera - e la ricomposizione di essa su un altro piano: conseguenza questa dell'avvenuta 'rimappizzazione' dell'elaborazione binaria.

Il concetto ed il senso di 'mappa' richiamano quello del neuroscienziato Edelman e cioè, nello specifico di questo autore e della sua disciplina, una serie di interconnessioni di gruppi di neuroni che reagiscono selettivamente a determinate categorie elementari.
Nel senso qui usato, 'rimappizzazione' è il processo attraverso il quale l'intera sintassi binaria viene rivisitata e mutata sotto la pressione di nuove acquisizioni, di qualunque genere esse siano (formali, materiche, percettive, comportamentali ecc.

Si potrebbe affermare che ogni rottura della congruenza programmatica binaria determina un arricchimento della binarietà stessa - costretta alla rimappizzazione - la quale si configura quindi sempre più come un processo, selettivo e specifico, di impossessamento del 'reale creativo'.
Una particolare attenzione merita l'opera 0830.
In essa: sovrapposizione come articolazione topologica, contrazione ottica, disequilibratura nell'ortogonalità; ma anche superficie che si fa oggetto, strutture binarie come assenza, la frontalità con un retro ...; siamo ormai ad un elevato livello di contemporanei ostacoli operativi, con i quali la binarietà deve confrontarsi.
E la ricomposizione - la rimappizzazione - della elaborazione binaria sembra qui avvenire con la presa d'atto di una polivocità di sensi che il costrutto comporta. Una elaborazione meno totalizzante e meno assoluta, più flessibile sul versante dell'allusione e del silenzio.
Allusione nella banda azzurra, che dice della rottura dell'ortogonalità, ma rinvia ad un suo proseguimento topologico che però, all'analisi, si rivela essere silente - silenzio come mancanza di contatto, di relazione esplicita, di comunicazione positiva. Interrottura. Silente come il rapporto tra l'altro termine della ortogonalità, la banda gialla, e le strutture binarie vuote.
Il tutto immerso in una staticità precaria, che è la condizione, nuova e positiva, della avvenuta rimappizzazione dell'elaborazione binaria.
E a proposito di strutture vuote, già precedentemente introdotte nella ricerca (opere 0498 0499 0500 0700), l'opera 0831, dell'aprile del 1991, ne presenta una, centrale, che assume funzione organizzativa per tutta l'opera.
Ciò in due sensi:
1) binario puro, dando le scansioni metriche ai due gruppi di quattro strutture ciascuno, di cui uno intorno al centro, l'altro intorno ai margini;
2) metabinario, dando le scansioni metriche binarie, raccordate però nel senso delle sue diagonali, alle quattro strutture ruotate rispetto all'ortogonalità normale dell'opera.
E' implicito poi, al di là di queste funzioni, che la struttura vuota, per questo suo rivelare l'oltre il piano sagittale, rapporta anche la parzialità dell'opera, il suo spazio organico, determinato, con lo spazio tout court.
Accenna cioè a quel fenomeno che Heidegger riferisce all'Essere: il suo silenzio è il darsi del linguaggio.
L'opera 0833, del giugno 1991, appare come se un mulinello di vento avesse riunito e confuso le sue strutture quadrangolari, e lo spazio si fosse dilatato, lasciando apparire le scansioni binarie, filamentose, che lo marcano e lo costruiscono. Percezione fenomenica dell'opera, questa, che però coglie il dinamismo di uno stadio intermedio, tra superficie totalizzante e il vuoto, lo spazio inarticolato; ma anche sincronico rilievo della contemporaneità tra cromìa materica e struttura spaziale.
Due momenti, le opere 0831 e 0833, di un ambito molto vicino, nonostante l'apparente diversità formale e strutturale. Ma in effetti il senso, forse indicibile, dell'operazione è proprio costituito da queste due fasi, dilatazione e contrazione - termini operativi che, abbiamo anche già visto, accompagnano spesso il mio fare sperimentale, quasi un biologismo comportamentale, echeggiante diastole e sistole.
Nell'opera 0833 compare, per la prima volta, l'uso deliberato e sistematico delle garze quadrate di cm. 10x10, così come vengono vendute in farmacia (il precedente è nell'opera 0717, ma lì con i limiti già evidenziati).
Materiale sorprendente, le garze, il taglio industriale rigidamente quadrato, ma con la tessitura raramente ortogonale ad esso. Presenta sovente malfatture, stirabile in varie direzioni; la sua plasticità, a causa dell'intreccio lasco, consente varie modulazioni. E' un tessuto a maglia quadrata, È una quadrettatura, una spazialità prebinaria (quadrettatura: forma quasi archetipica, rintracciabile nelle più svariate tecnologie, dalla geometria alla cartografia, dalla stampa alla pavimentazione, dalla tessitura ... alle garze).
Un'analisi più approfondita consente di rilevare in esse mono-tonìa nella struttura, ripetizione, quindi anche rumore. La dimensione rivela la significanza della coupure: genera il senso. Se la garza viene lasciata a sé, il senso tecnologico o d'uso (il significante) prende il sopravvento e introduce anche rimandi simbolici. Se invece vi è il recupera della coupure, usando la garza per la sua dimensione, la stessa diventa binarizzabile, rivelando il suo collocarsi ai confini tra abinario e binario, come struttura pre-data ma aperta.
Orbene, viene assunta come dato, elemento-modulo, struttura a funzione binaria, e, come altri dati, ma con più precisa fisionomia di confine, diventa un altro ostacolo da inglobare nella ormai vasta, sperimentale, operatività binaria.
Nell'opera 0833 la pressoché totale trasparenza del reticolo binario, si associa alla trasparenza mono-tona delle garze, determinando, così, tra reticolo e garza, un'altra coppia: texture a forte categorizzazione logica/texture basale non categorizzata.
L'insieme dei rimandi notati evolve poi, nella globalità dell'opera, ed a seguito anche della forte marcatura cromatica delle garze, verso uno stato percettivo pulsante, tra vuoto e pieno, pieno e meno pieno, luce passante e luce inglobata, definizione rigorosa ed autonomia diversificata.
E' anche dentro questi bordi in evoluzione che si dipana ora la ricerca binaria.
Un'opera a sé, in questo filone di ricerca, è la 0834, che intercala successive realizzazioni con le garze. Opera questa fortemente strutturata sul piano costruttivo. Serrate superfici, assunte come date, alcune connotate con garze 10x10, visibili come texture, si giustappongono a formare una modulazione spaziale e materica in cui la luce ha un ruolo determinante.
Elemento organizzativo, in questo contesto, è un altro dato, cromaticamente e matericamente distinto, reperito al di fuori dell'elaborazione in atto.
E' da e intorno a questo, che si formano le strutture binarie che scandiscono l'opera, ritmando se stesso e lo spazio che lo supporta.
Stranamente (e perchè ?), a proposito di quest'opera, a chi scrive vengono in mente, in modo diretto, le osservazioni di J.Starobinski relative al rapporto tra armonia e melodia, nel loro configurarsi come immediatezza e sensazione la prima, prolungamento nel tempo, discorso, la seconda. E dietro questo può venir filato il processo da percezione a appercezione.
Ma torniamo alla serie delle garze, iniziata con l'opera 0833 e che si conclude, almeno per questa fase, ed in modo inaspettato, come vedremo, con l'opera 0840.
Dall'analisi sequenziale delle opere che compongono la serie, emergono queste configurazioni:
0835 - depotenziamento percettivo strutturale di una conformazione forte (quella binariamente ortodossa) e suo superamento (alterità in atto);
0836 - contrappunto dinamico spiraliforme rispetto ad una monodirezionalità strutturale;
0837 - polivoca variegazione articolatoria di una struttura binaria soggiacente;
0838 - contrappunto e alterità cromatica-formale rispetto alla mono-tonia di strutture binarie, ma anche polivoca amplificazione;
0839 - notazioni interruttive di strutture binarie rigide;
0840 - decadimento-dissoluzione ontologica di un quadrato binario e suo recupero a livello percettivi-poietico.
Si tratta, in sintesi, com'è evidente in tutte le realizzazioni, di una contrapposizione tra un'aspettativa ortodossa ed una realtà operativa modificata. E' un'operazione di 'ponere punctum contra punctum', di contrappunto vero e proprio, in cui si scontrano e compenetrano, due realtà, a questo livello, fenomeniche diverse.
Che cosa ne esce di significativo?
Sembra, essenzialmente, due aspetti:
1) l'alterità come dato che accompagna ogni gesto, ogni scelta, almeno sul versante delle possibilità teoriche;
2) la trasformazione della vecchia antinomia ordine/disordine in una, questa volta e volta a volta, dicotomia che, nella compenetrazione dei due termini, li decodifica e delimita vicendevolmente. Così avvenendo, ciò che risulta esaltato È il momento interoperativo, a forte, ma anche provvisoria sempre, autodefinizione.

Sul piano linguistico una 'dicotomia' è la divisione di un concetto in due concetti contrari che ne esauriscono l'estensione. Sarebbe opportuno, qui, aggiungere 'operativa'.

Del resto il concetto stesso di 'disordine' si costituisce operativamente, come abbiamo già notato, sul piano linguistico, sia in senso lato che stretto (nel dizionario si va da 'disabbellire' a 'disvolvere' ...) ed è su questo piano ('dis-' prefisso di amplissimo uso) che si autodefinisce.
Ciò, a rigore, depone per la negazione dell'autonomia fattuale del 'disordine'.
Ed infatti l'opera 0840 è altamente significativa perchè manifesta ormai il risolversi del contrappunto (così esplicito nell'opera 0833, che abbiamo considerata come punto di partenza per questa analisi) nella compenetrazione cromatico-materica che, pur nella confluente dissolvenza, riesce ancora ad esaltare norma e alterità.
Con ciò si èverificato un salto di livello, l'oltrepassamento di un nodo, che non potrà essere ignorato dalla ricerca futura.
Indicative al riguardo le opere 0845 e 0847.
Della 0845 è sufficiente dire che depotenzia la binarietà (ma non forse come comportamento), la riconduce verso un grado zero in cui la considerazione primaria va tutta alla bidimensionalità dello spazio.
E' pur vero che ormai, dopo anni ed anni di lavoro stratificato, ogni gesto, ogni materiale, ogni loro porsi nello spazio, echeggiano suggestioni e si caricano di sensi storici, propri della ricerca. Ma il fatto che questi si verifichino in punti diversi della catena è fattore determinante il senso più preciso, denso ed attuale.
E qui se binarietà esiste, è binarietà inarticolata, nuda, che si espone totalmente alla percezione ed all'appercezione ontologica. Il tutto reso gradevolmente instabile dalla possibilità di percepire variate saturazioni cromatiche delle garze, con lo spostamento laterale del punto di osservazione.
Quest'opera è preceduta dalla 0844, che in modo parziale, richiama la 0834. Ma a differenza di quella, questa non ha al suo interno la struttura binaria intorno alla quale di organizza l'opera. Qui, la funzione che scatena la strutturazione binaria, è esercitata dalle dimensioni orizzontali e verticali del quadrangolo in cui si inscrive l'intera opera (non dimentichiamo che la dimensione metrica binaria è parte discreta di una seriazione operata graduando, in sequenza, quantità lineari successive in rapporto alternato 2/1).
Ciò comporta l'utilizzo esclusivo di corrispondenti 'gradienti binari' (esempio: 4/2 12/6 55/27,5 ...) che rientrano, come sottomultipli, nella dimensione complessiva. Da questi discendono le strutture che organizzano l'opera.
Se è possibile un'analisi a posteriori di un processo che, ora ultimato, è tutto al presente (realtà questa che categorizza sempre e fortemente il tipo di analisi fattibile), il livello elevato di complessità strutturale è la risultante dell'interconnessione puntuale di due elaborazioni, quella costruttiva dei dati materiali assemblati, e quella binaria che, attraverso scelte operative discrete nell'ambito delle molte, ma limitate, possibili, ha legato il tutto in una serrata costellazione.
L'accenno fatto sopra a ciò che un'analisi sul visivo dell'opera comporta, vuole in sostanza affermare che non utilizzando procedimenti genetici, nella scomposizione-comprensione dell'opera, si corre fortemente il rischio di effettuare soltanto un rilievo fenomenico dell'opera stessa, tralasciando le ben più probanti scelte genetiche che ne caratterizzano la struttura.
L'importanza di quest'opera (0844) nell'ambito della ricerca, è appunto quella di rinnovellare la fondamentalità della dimensione 'processo' come caratteristica dinamica e fondante di tutta l'operatività binaria.
Non è un caso che dopo la più dilatata esperienza con la serie delle opere sulle garze, che ha comportato una rottura della gabbia binaria, vi sia una rimappizzazione del processo, anche se a diverso livello, che conferma la non esautorazione dell'ordine binario.
E non un caso che la successiva opera, la 0846, presenti una costellazione (tissurazione) binaria globale, estesa a tutto il campo, come dato costitutivo dell'opera.
Il pendolo, che dell'opera è parte cromaticamente omogenea, nel porre in evidenza, con le sue oscillazioni, le variazioni percettive, indica essenzialmente, proprio per ciò che evidenzia, la temporalità del fenomeno e la permanenza della serrata struttura.
Quasi il ripetersi, ripercorrendo le note che precedono, con l'opera 0840 e con questa, come termini estremi, il permanere di una radicale ambivalenza, dalla dissoluzione ontologica di uno spazio binario, alla assolutizzazione dello stesso proprio in quanto tale.
E con l'opera 0847 si aprono prospettive ancora diverse.
La preparazione col colore di una tela-supporto, può scatenare, per gli esiti percepibili durante la lavorazione, una sequenza di interventi di tutt'altra natura rispetto a quelli programmati. E' il rovescio della tela dipinta con colore monocromo a fare da catalizzatore di un processo attenzionale nuovo: il rapporto recto/verso.
Non che questa attenzione sia mancata nel passato, seppur con modalità diverse; qui però questo continuo passaggio, per rotazioni, da un versante all'altro della tela, è generatore dei rapporti che, a due a due, si instaurano tra le strutture del recto e quelle del verso. Strutture che nascono già marcate da questa consapevolezza di comportamento.
Opera aperta per eccellenza (al pari della 0818 'La finestra'), presenta all'attenzione dell'osservatore-operatore passaggi prospettici diversificati, ribadendo così anche il basilare concetto di dinamismo, che è fondamentale per il processo binario.
Un'altra fase della ricerca, che si colloca, nella più generale attenzione dedicata alle garze, come sua modulazione, la ritroviamo nell'opera 0849 del dicembre 1991.
In essa tre garze, in posizione centrale, ben differenziate, costituiscono una struttura da considerarsi, sperimentalmente, originaria. Su un campo così formalizzato, si attua il tentativo di organizzare una struttura binaria che ad essa si rapporti attraverso un contatto discreto. Questo contatto è poi dilatato e ritmato con la ripetizione di tre frammenti di garza che si pongono ai bordi esterni dello spazio, un'allusione-richiamo ad 'altre' possibilità, oltre la quadratura centrale.
Questi tre frammenti sono cromaticamente ripetitivi della struttura al centro, ma se ne differenziano otticamente per le caratteristiche della loro texture.
Il procedere per campi sperimentali, preorganizzati attraverso due o più elementi formali irrelati, e intervenire successivamente per una riorganizzazione binaria dello spazio totale, è alla base delle opere 0850 e 0855.
Nella 0850 questo processo avviene prendendo atto della localizzazione spaziale e della direzionalità degli elementi che sono dati come originari del campo.
Su questi due fattori si esercita l'inglobamento nella logica binaria e da ciò discenderanno le varie possibilità operative, tra le quali quelle che costituiranno senso e forma delle nuove riequilibranti strutture.
Affine a quest'opera, seppur strutturata e marcata in senso originario diverso, è la 0855 (titolo ironico: 'Il cielo è in basso a destra'), nuova tappa di tensione verso risultati estremi
Qui esiste un solo centro determinante per l'ordinamento binario: la cromaticamente esile traccia di una garza lungo il margine di contatto delle due tele centrali. Intorno a questo labile evento, si genereranno due precodici binari, che intersecano le polivoche segnature originarie dei quattro quadrati che costituiscono lo spazio operativo

A questo punto, prima di procedere ad analisi di ulteriori opere, è opportuno cercare di comprendere, in modo più approfondito, i termini di quello che abbiamo definito 'processo di riequilibratura binaria', al quale vengono sottoposti elaborati diversissimi per origine e caratteristiche strutturali.
Per fare questo è anzitutto necessario assumere due ordini di problemi, in parte già accennati ed anche enucleati, nel corso di queste note.
L'uno concerne la necessità di approfondire il rapporto tra 'ordine' e 'disordine'.
L'altro la valutazione di fino a che limite, se un limite esiste, sia possibile questo tipo di intervento riequilibrante su un campo già strutturato (comunque lo sia) in modo abinario.
In questa prospettiva si dà per acquisito che abinario coincida con disordine, anche se, come precedentemente precisato, non in senso assoluto ma relativo ad una caratteristica del procedere: l'operatività. E l'operatività comporta una codifica del senso del procedere; una codifica che necessariamente rinvia a norme esplicite e positive, quindi ad un programma, quindi a degli obiettivi da perseguire.
In questa prospettiva tutto ciò che non è, geneticamente o formalmente, adeguabile a questi criteri o viene escluso o viene recuperato ad altro livello, rendendolo così in qualche misura congruente ai processi in atto
E' chiaro che, in queste frangenze, l'operatività, come attiva e non passiva esecuzione, deve anche farsi contaminare dall'abinario, non tanto assorbendolo come materiale spurio da inglobare, ma, eventualmente, rendendo più elastiche, attraverso opportune variabili, le singole azioni operative.
A loro volta le costellazioni abinarie subiranno, in questo processo, perturbazioni significative e ne usciranno riorientate dall'interferenza binaria.
E' un pò, mantenendo i campi molto distanti, come se una parola, dalla denotazione stretta, rigida, precisa, potesse ricevere un ampliamento connotativo dall'essere articolata in una particolare struttura.
E' in sostanza un processo, un evento dinamico, che si realizza nel vivo del procedere della ricerca, nella quale, da ultimo, si verifica un solo fenomeno significativo: la rimappizzazione del concetto, dei limiti e delle caratteristiche della binarietà, essendo questa, nello scontro degli eventi fattuali, il fattore a pù rigida organizzazione interna e quindi, nel caso di mutazione, il più immediatamente osservabile e rilevabile.
In altri termini si verifica questo: tra due fattori in movimento di aggregazione, quello che presenta una strutturazione più rigida, se vi è mutazione, è anche quello che presenta una ricategorizzazione più evidente.
Quindi una struttura forte, nei fatti che qui accadono, è più labile di una struttura debole.

"così: rigido e robusto
sono i modi della morte
debole e flessibile
sono i modi della vita".
(Lao-Tze, Tao/tˆ/ching - 76).

In una struttura a bassa coesione, piccoli mutamenti non sono per lo più significativi da un punto di vista percettivo. Man mano che aumenta la rigidità della struttura (e quindi il peso e il senso dei legami, la loro computazione ecc.) non sono possibili spostamenti sotto la soglia della dinamicità propria della struttura, ma qualora questi la superino, il cambiamento è immediatamente rilevabile.
Passare da una forma a contorni lineari rigidi, ad una a contorni sfrangiati, è più rilevante, osservativamente, che se il passaggio avvenisse partendo da una forma a contorni irregolari.
Nel primo caso la ricategorizzazione del concetto di contorno è più radicale che nel secondo, e avrà ripercussioni maggiori in tutta la struttura costitutiva dell'entità.
Struttura più forte può voler dire anche più specializzata. Integrare forme specializzate, univoche, con forme meno o nulla specializzate, polivoche, comporta per le prime trovare il modo di attenuare la univocità, per le seconde, spesso, soltanto perpetuare la mutabilità sotto un'ulteriore diversificata forma.
E' per questo che nello scontro integrativo il mutamento è più rilevante e rilevabile nel binario che nell'abinario.
E qui il discorso potrebbe ampliarsi anche ulteriormente, investendo questioni generalissime, che attendono a quella che, con datato ma efficace linguaggio, chiamiamo 'la visione del mondo'.
E' da ritenere che in questa fase della ricerca, e dopo una osservazione-riflessione su quanto è accaduto, sia possibile affermare che essa analogicizza una realtà che contiene da un lato la messa a punto, lo specializzarsi ed il rendersi autonomo di un processo razionale; dall'altro la massa dei 'dati' che, eventi diffusi, non partengono a questo processo e si danno come eventi fenomenici.
Il tentativo è quindi forsanche quello di creare una grande analogia formale.
Ciò tuttavia non significa identificare in essenza il geometrico col razionale e il difforme, il 'dato', col fenomeno esterno.
Significa invece proporre sperimentalmente l'accostamento attivo tra i due ambiti, non curandosi delle etichette, ma consci che da un lato vi è il prodotto di una costruzione razionale e dall'altro l'attenzione osservativa alle valenze ed ai comportamenti di fenomeni e materiali non sottoposti ancora a nessun tipo di formalizzazione, oppure formalizzati a livelli liminale, più come struttura materica che per intenzionalità espressiva.
Va da sé che anche questi, per attirare un'attenzione osservativa, dovranno pur essere, in qualche modo, caratterizzati, se non altro da connotazioni culturali, tali che li rendano, almeno potenzialmente, oggetti di probabili e possibili formalizzazioni.
Ma qui entriamo in un campo che deborda i limiti di questa serie di annotazioni.
In questo contesto, l'opera 0855 sottopone ad analisi osservativa il risultato di tale accostamento attivo: notiamo come emergono sia l'ampliamento delle relazioni binarie o anche binarizzate, che si fanno polivoche, pur costruite nel loro fermo determinismo, sia una segnatura più interattiva dei fenomeni formali preesistenti a questa operazione.
Da un diverso contesto prende invece origine l'opera 0852, che reintroduce al centro la rottura dell'ortogonalità binaria, messa in atto però, questa volta, sullo sfondo di una costruzione autonoma, abinaria, precostituita valendosi di una diversa tecnica elaborativa (evento esterno).
Si formano così due spazialità, geneticamente diverse, ma interagenti nella determinazione di una iperspazialità biunivoca tra staticità binaria dinamicizzata e dinamicità fenomenica staticizzata; un punto di equilibrio instabile, con tutte le pulsazioni percettive verso le alternate sponde dell'origine.
Nella successiva opera 0854 il processo interattivo è giocato su quattro superfici di dimensione binaria che si dispongono in/congruentemente su una forma triangolare, anche questa computabile, dimensionalmente, come binaria. Ne risultano strutture geneticamente binarie, che si compongono in una costellazione in apparenza abinaria o almeno non immediatamente riconducibile ad un'aspettativa binaria ortodossa.
Problema aperto questo dell'apparire e dell'essere, perchè ciascuna di esse può alludere a piani spaziali diversamente articolati, di cui occupano, ciascuna, una frazione binariamente congruente. E allora ne esce anche rafforzata la constatazione della elaborazione plastica dello spazio bidimensionale come operazione discreta, della quale è necessario-possibile effettuare una lettura operativa.
Con l'opera 0856 il decadimento della binarietà - decadimento quasi nel senso della fisica, consunzione-trasformazione - rispetto ad una affermantesi crescita fenomenica processuale altra, raggiunge, nella forma quadrangolare che la veicola, peraltro irriconoscibile, nonostante l'origine, come binaria, il livello quasi della pura citazione, ma anche questa molto residuale, un detto quasi non più dicibile, corrosa com'è dalla genetica che impronta e determina il complesso dell'opera.
La binarietà, in sostanza, sembra conservare il suo ruolo a patto che marcatamente si adatti e si ricategorizzi rispetto alle mutazioni sperimentali alle quali viene sottoposta.
Ma nonostante tutto quanto è accaduto a questa materia in evoluzione rappresentata dalla binarietà, riemerge a tratti, in modo discontinuo, il suo lato più ortodosso: segno proprio di un processo in atto, problematico, nel quale nulla è definitivo ed acquisito per sempre.
In una serie di opere - 0861 0862 0863 - che ora esamineremo, vi sono tre momenti in cui, quasi riconsiderazione verificante lo stato del processo, la logica binaria pura si confronta con tre situazioni nuove e completamente diverse tra loro.
Nella prima opera - 0861 - si accetta l'equazione espressa a proposito della non necessaria equivalenza tra 'ordine' e 'geometrico' proponendo, nei fatti, la copresenza di geometrico come binario e abinario.
Si tratta di due serie separate di strutture di cui quella abinaria proviene da elaborazioni precedenti, diverse e separate per ciascuno dei quattro elementi che la compongono ('reperti'); quella binaria è invece la costruzione correlata alla prima serie di tre elementi che si intersecano a quelli abinari.
Il costrutto che ne esce è di rigida composizione ortogonale, in cui, otticamente, si con-pongono elementi binari a matericità pittorica non molto diversificati l'uno dall'altro, a elementi abinari ciascuno dei quali invece è marcatamente definito in tal senso.
Come si può osservare, qui il termine di pittorico è quasi ridondante, perchè in effetti l'opera presenta questa spiccata qualità, peraltro insolita nel corso della ricerca fino ad ora dispiegata.
E anche questa è una mutazione in atto, nuovo 'ostacolo operativo', che introduce un'ulteriore variante a vero e proprio effetto mutageno.
Questa pittura, per lo più usata in senso connotativo materico, la ritroveremo con frequenza nelle ricerche che verranno.
Se insisto su questa presenza è perchè la sua significanza discende dalla intenzionalità orientata a cogliere, all'interno della sua meccanica e delle sue possibilità cromatiche, un nuovo aspetto operativo.
Pittura usata in senso autogenetico, come gestualità materizzante e alterità operativa.
E' da questo aspetto programmatico che possono nascere piccole serie di opere in sequenza (0861 0862 0863) nelle quali la pittura si fa strumento attivo di definizione di gradi diversi di reattività interoperativa. E lo fa ponendo se stessa come sperimentazione strutturante in atto, sempre connessa alle particolari e specifiche necessità che in ogni opera si configurano. Necessità, ovvio specificarlo, di ricomposizione, ricategorizzazione e rimappizzazione dell'esperienza binaria.
Ciò che sta emergendo, magari sommessamente, di passaggio in passaggio, è una mutazione anche in quel componente che abbiamo definito, volta a volta, 'dato', 'altro'. 'disordine', 'ostacolo operativo'. Mutazione che manifesta tutti i caratteri tendenziali per esser definita non casuale e/o disarticolato evento, ma materia in fase di autocategorizzazione.
Sarà interessante verificare se il costituirsi di questo nuovo polo, tramite una genetica interattiva con la binarietà, comporterà anche, vera filogenesi, trasmissione di caratteri analogici e della binarietà e del processo interattivo.
Non sarebbe poco.
Le altre due opere della serie, la 0862 e la 0863, manifestano, variatamente, ulteriori momenti di questa pittura che si autodetermina in rapporto ad una binarietà sostanzialmente ortodossa e a basso livello di elaborazione materica; binarietà che, specialmente nell'ultima opera, diventa quasi residuale, facendo percepire i propri nessi sintattici con frammenti di sé, al limite della percettività, di fronte al prorompere dilatato di un abinario che, non più eco, genera segni di estrema vitalità, anche se a tratti soltanto potenziale.
Potenzialità che esplode nell'opera 0866, scultura bipartita. paravalvare.
Il senso di questa realizzazione che presenta un doppio in un'unica realtà, sta proprio in ciò. Semplicisticamente: calco, gemellatura, doppio. Realmente: occorre una lettura sincronica dei due elementi costitutivi, al di là delle considerazioni storiche sulla genesi del raddoppio.
Se riusciamo a percepire questa realtà duplice, ma senza storia causale, veicoliamo la nostra intelligenza verso questa assolutezza costituzionale e riusciamo ad appercepire il duplice, vorrei dire, in essenza.
Possiamo precisare che il doppio, contemporaneo, di una realtà, non è il raddoppio di quella realtà. E' qualcosa di fenomenicamente diverso, anche perchè manca la conoscenza del processo generativo.
E allora, a ritroso, ma partendo dall'avvenuta appercezione, possono affiorare sensi più sottili. Se questi vengono poi ricollegati, com'è necessitante seguendo il decorso di queste note, all'evolversi del processo interattivo tra, genericamente, binario ed abinario, ecco condensarsi rapporti sottesi che si fanno iato, punto di contatto tra due cavità, alludendo ad entrambi, entrambi sospendendo in una dichiaratività muta ma esplicita.
Scultura silenziosa; il silenzio, lo abbiamo già ricordato, è culla curante - che si prende cura - del linguaggio.
Archetipicità fratta, e lo dice nel versante azzurro; fratta com'è la nostra condizione: rincorrimento, a volte affannoso, di una ricomposizione, con i mezzi parzialissimi che abbiamo.

Fratta è anche l'umana condizione - condizione del vivente - del presente assoluto (Proust), impossibilità di ripercorrere processi mentali anteriori se non colati/calcati nell'attualità fattuale.
Così, nell'opera d'arte visiva, le stratificazioni storiche auto/filo/genetiche si appiattiscono sotto la pelle dell'ultimo intervento. Che dire poi della musica ...?
Da qui spesso le vane-necessarie-ridondanti analisi storiche, stilistiche ...

Le opere che precedono la 0866 ci hanno dato modo di constatare l'affermarsi della pittura, e ne abbiamo definito, tra gli altri, un aspetto come autogenetico, gestualità materizzante, alterità operative. Ebbene, una serie di opere che ora esamineremo e che vanno dalla 0859 alla 0874, della prima metà del 1992, ci confermeranno questa mutazione in atto nella ricerca, dandoci anche la possibilità di verificare le ulteriori modifiche che il fenomeno subisce.
Ad eccezione della 0869, le altre opere presentano una pittura segnica, costruita cioè con la ripetizione-modulazione di segni; segni che poi possono venire ulteriormente elaborati, gestualmente o in altro modo.
Intendiamo: segni non in senso semiotico ma materico, come tracce, impronte, ciò che rimane del contatto tra un filamento carico di colore e la superficie di impatto. Semmai segni come itinerario di una gestualità ritmata, ripetitiva. Non alludono, non rinviano, non indicano se non la loro matericità itinerata, creando un campo ottico fortemente sbilanciato in tal senso, almeno ad una visione ravvicinata. Se la visione si distanzia prevale l'impressione smaterializzante di mobile fusione atmosferica.
Su questi campi, riccamente connotati in questo senso pittorico, manifestamente costruiti, l'intervento binario è minimale e proprio per tale ragione entra discretamente, sottilmente a far parte del costrutto complessivo, quasi come ricordo, traccia mnemonica (e di tracce spesso si tratta), inscindibile, in quanto tale, dal flusso dell'esistente.
Nelle note del Diario di Lavoro dell'epoca rilevo che il rapporto tra binarietà e pittura è risolto nel senso che può indicare il rapporto tra progetto e gestualità, tra artificio e natura.
E' un modo certamente non esaustivo per significarlo, ma rende palese il mio interesse per le connessioni analogiche; interesse che spinge a prediligere, a provvisorie e spesso inadeguate descrizioni, il rinvio a esperienze-prove fattuali che emergeranno nel corso degli eventi posteriori e che le coppie analogiche prefigurano.
Dove invece l'azzardo della sintesi e del senso prendono corpo, anche rispetto a questi problemi, è nell'opera 0873, conclusiva del ciclo. Qui il rapporto tra binarietà e pittura, questa pittura, è affrontato in modo dialogico. Un porsi esplicito nel campo, sia segno, gestualità, sia cromia, sia scansione binaria, sia diversa matericità; quasi campionario, tavola sinottica, ma non per questo meno interattivo nei suoi componenti.
Una esplicitazione o una nuova sintesi?
Sul piano formale e costruttivo ciascuna parte dell'opera rinvia ad un'altra, in un incrocio polivoco che, se da un lato corrode le forme, dall'altro le apre reciprocamente.
E così una garza può non essere 'altra' rispetto ad una serie di tracce incrociantesi, e così una scansione binaria rispetto ad una garza, ecc. Si ha la convinzione accertabile che la varietà degli accadimenti sia poi, in sostanza, un diverso disporsi e comporsi di segni originari, che vanno al di là delle intenzioni che sottendono il loro esser proposti come terminali di un processo.
E qui mi sembra appropriato il momento per inserire, a tale riguardo, un concetto non ancora esplicitato seppur da diverso tempo aleggiante: fluidità.
Ma non ci soffermeremo su di esso, se non per accennare che attiene più all'appercezione, quindi al soggettivo cosciente sperimentare, che non alla speculazione positiva. Su di esso non possiamo quindi costruire 'visioni del mondo', ma possiamo usarlo come adeguato e dinamico veicolo di approssimazione a costellazioni mutanti.
E continui mutamenti nel fronte della ricerca sono testimoniati dalle opere che seguono.
A quella costruzione della pittura, frontale, fatta di una serie spesso elevata di toccamenti, parcellizzati, stratificati, protuberanze, densità, vuoti, subentra un riaggancio corposo alla materia, alla sua macroessenza e macroeventità. E tutto ciò nella proseguente sperimentazione dei margini di elasticità del binario.
Così l'opera 0879, con uno scarto sensibile nella ricerca e con un ricollegarsi lontano, segno inequivocabile di un processo di rimappizzazione in atto, ripropone la corda, vecchia conoscenza, come evidenza strutturale e formale, ma in due varianti costruttive che riecheggiano le componenti ortogonali: fibrosità avvolta - fibrosità lineare.
La presenza di queste due varianti ripropone il rapporto duale, come segnatura senza tempo ed originaria scansione che prelude alla computazione, ad un ordine.
Nell'unicità della quantizzazione duale e nella variazione materica-strutturale, si costituisce il fluido rapporto analogico che è stato ripetutamente analizzato in questo scritto e che è stato visitato sotto le più svariate formulazioni, da ordine/disordine a binarietà/pittura.

Eccone l'elenco fino a questo punto:
bidimensionale/tridimensionale - binario/abinario causale/casuale - chiuso/aperto - contrazione/espansione - destrutturazione/ristrutturazione - dimensioni binarie lineari/misure in eccesso - esterno/interno - forma precisa/colore variato - frattura/ricomposizione - gradiente basso/gradiente alto - prima/dopo - recto/verso - similarità/differenza - sotto/sopra -
unico piano/pi- piani -

Lo stesso materiale usato per quest'opera, vegetale, riproposto ora in piani cromaticamente differenziati (opera 0880) oppure compattato a formare strutture binarie autonome (opera 0881), col suo filamentoso matericismo fa ripensare alla trascorsa esperienza segnica, denunciando nel contempo la propria genesi e la propria differenza, e con ciò spostando l'attenzione su ulteriori piani elaborativi, con relativa fluttuazione di senso nel rapporto matericità/binarietà; il che, come più volte constatato per altre situazioni, implica una rimappizzazione dei due concetti.
E cos'altro sono poi, in definitiva, la ricerca e la fluidità?
Dopo queste tre opere che, in modi e sensi diversi, riecheggiano una forma di pittoricità, assistiamo, con le opere che seguono, ad un nuovo impossessamento della tridimensionalità.
Uno dei primi elementi che al riguardo sembra di notevole importanza è il fatto che la tridimensionalità binaria, come fino ad oggi la conosciamo, era più una modalità della bidimensionalità che una caratteristica spaziale essenziale; ciò nel senso che essa si dislocava nella traiettoria dell'operatività piuttosto che in una vera e propria conquista spaziale.
Qui, nelle opere in esame, essa si impone come dato fattuale, al quale semmai, come in processi analoghi, occorre rapportare l'intervento binario.
Anche nelle opere (per esempio 0885 e 0888) nelle quali sembra più costruita, il riferimento genetico processuale alla binarietà (esile e solo dimensionale nella 0885, fratturato nella scansione visiva nella 0888) risulta percettivamente in subordine rispetto alla entità tridimensionale.
Ma esaminiamo più da vicino le opere.
Nella 0883 l'origine di questo spazio involvente è da ricondursi, almeno a livello conscio, al tentativo di attivare forme primarie di co-involgimento (nel senso proprio di 'tirare dentro'). Tentativo di origine forse paraletteraria ma rivelantesi congruente rispetto ad una binarietà che ha allentato i morsi della propria assolutezza per rendersi più brada e disponibile agli incontri più provocanti (... questo stesso costrutto testuale la dice lunga ...).
Da questi incontri, e uscendo di metafora, emergono aspetti formali significativi, per esempio la plica, la piega.
Ripensando alla plissettatura dell'opera 0814 del novembre 1990, possiamo constatare come, in parallelo al depotenziamento dell'aspetto operativo nel concepire lo spazio tridimensionale, notato nella pagina precedente, si ha un processo analogo per quanto attiene alla forma 'piega'. Si depotenzia l'operatività (la progettualità) e prende rilievo l'evento, quasi come fatto primario. Si passa dalla piega alla plica.
Ciò implica (!), almeno in quest'opera, un tenue rapporto formale oppositivo con le vere e proprie strutture binarie coinvolte. Rapporto che si risolve nell'istantaneità di un reciproco contrappuntarsi, quasi eventi dinamici or ora diversificatisi.
Sottolineiamo anche questo momento della fluidità.
Nell'opera 0884 il rapporto binario si instaura tra la superficie di base e la forma sul culmine dell'opera, sopra la complessa implicatura. E' questa, fattasi supporto, connessione, dalla ridondanza di base alla linearità del quadrato terminale, a costituire la fattualità istitutiva e risolutiva sia del rapporto logico di implicanza che dell'opera intera.
Ben più eterogena la genesi dell'opera 0885, nella quale vi sono due rinvii, uno all'opera 0866 per quanto riguarda la porzione di superficie su cui è binariamente rapportato il piano sul quale giace il rilievo, l'altro il rilievo stesso, che è interfaccia nella genesi dei due elementi che costituiscono la successiva opera 0886.
Il primo rinvio è costituito da una porzione residuale del materiale dal quale è stato ritagliato il basamento per l'opera 0866.
Ciò non ha evidentemente forti riferimenti per quanto attiene alla specificità delle due opere, ma per quanto riguarda invece una operatività che molto spesso è totale, nel senso che tracce di sé vengono a ricomporsi, anche a distanza di tempo, in opere successive, creando così una rete di diversificati, seppur microtonici, legami genetici. E' un aspetto da non sottovalutare, questo, e concerne quella gamma estesa di possibilità che ogni fare pone in essere, anche matericamente. Ciò comporta, mi sembra evidente, una particolare, avveduta, quasi geneticamente determinata attenzione da parte dell'operatore.
L'altro rinvio è ben più pregnante.
Interfaccia, come detto, del processo costruttivo da un 'positivo' ad un altro 'positivo' è, a rigore, un 'negativo' rispetto all'altra opera. In questa invece, irrelato, perde connotazione relazionale e si autonomizza.
Anche questo aspetto di riformalizzazione, con mutamento di funzione, fa parte di quel flusso continuo di polarità che cambiano nell'entrare a far parte di costellazioni diverse.
E della binarietà? A parte gli accenni già emersi circa la strutturazione dell'opera, è evidente che in questi lavori prosegue una sua rilevante erosione. Ciò non tanto perchè sia esaurita la precipua carica strutturante (operatività), che vedremo nuovamente in atto in opere successive, quanto perchè sottoposta ad una fase sottrattiva, quasi esperimento in atto teso a saggiarne la resistenza in contesti nei quali la sua evidenza si fa più recondita e di accessibilità molto controllata.
Infatti, un'opera come la 0886, con il forte rilievo dato al fenomeno del duplicato nel momento in cui il processo che lo ha generato non è più evidente, ma evidente è soltanto questo rapporto duale, sembra proprio ulteriormente materializzare il farsi rarefatto della binarietà, quasi insignificante verso designificante (forse stiamo toccando la soglia inferiore della percettibilità dell'essere), nel suo ambiguo rapporto con la dualità.
E' una binarietà che va cercata, individuata, forse indovinata (divinata?), in un occultamento di sé che può anche già essere il suo azzeramento o il nascondimento di esso.
L'esiguo spessore dell'ambito (andito?) in cui ci muoviamo è, letterariamente, testimoniato anche dal continuo ricorso, in questo testo, all'uso della incerta sinonimia.
Due opere, la 0887 e la 0888, fanno riemergere invece un nuovo flusso positivo della binarietà e della sua strutturante operatività.
Più dichiarata nella prima, più fenomenica nella seconda. Nella 0887 la corporeità tridimensionale non si discosta molto, come atto processuale, dall'ortodossa elevazione del progetto in piano. In più vi è questa nuova materia fattasi corpo, che quantizza lo spazio, trascendendo la sua piana scansione.
Materia non più tramata, costruita, micropercettibile, o non solo questo, ma anche deposito, sedimento. Processi individuativi diversi che, come più volte notato, mutano il senso e la consistenza fattuale del binario.
Nell'opera 0888, in uno spazio fortemente elaborato in senso metrico, ma anche qui con una accentuazione sedimentale, anche se nello stesso tempo a funzione legante e modellatoria, la binarietà è quasi epifenomeno dell'esperire soggettivo.
La sua integrità formale è rivelata, e alternativamente dai due lati, con la traslazione del punto di osservazione frontale. Dato non fisso quindi, binarietà instabile, organizza lo spazio non in modo essenziale e continuativo, ma soltanto in modo accessorio e discreto.
Si dà, nei fatti, sempre in modo fratto e incompleto.
Nella parte finale di questo lungo processo di ricerca, con le opere che ora esamineremo, la binarietà, il suo farsi atto strutturante, ed i termini attraverso i quali si attua la sua operatività, sembra riemergere in modo sicuro, ma inserita ormai in ambiti così diversificati che ne comprovano la raggiunta fluidità operativa.
E' sui caratteri di questa che è forse opportuno insistere con l'esame delle opere nuove, tenendo presente, nuovamente, che per fluidità operativa intendiamo qui qualificare la possibilità di adattamento a contesti fortemente diversificati senza perdere la nettezza e la forte autonomia strutturante.
Così nell'opera 0892, che presenta una ben individuabile pregnanza materica-costruttiva ricollegantesi ai già in altre occasione notati processi di contrazione, la marcatura binaria, rappresentata da una struttura rettangolare lineare, segna, oltreché il suo porsi proiettivo in uno spazio già involvente, denunciando in ciò anche una marcatura temporale, un rapporto che ha valore assoluto nella fattualità dell'evento.
Quindi temporalizza il processo formativo dell'opera, ma assolutizza, detemporalizzandola, la sua capacità strutturante di rapporti.
A differenza di ciò, la presenza binaria nell'opera 0891 è la risultante di un processo: l'accumulo-strato, la linearità che si fa corpo. Ancora un processo di tipo additivo, quindi, in cui però la formazione binaria accade al termine e conclude un evento generativo.
E allora binarietà operativamente partecipe di una dinamica formativa che pervade tutta l'opera. Il senso della scissione temporale tra processo e fattualità terminale, peraltro interessante, qui è escluso.
Il contrappunto materico e spaziale torma ad evidenziarsi nell'opera 0897, ed è su questo rapporto dinamicizzato, e vedremo anche storicamente fondato, che va cercato il senso della realizzazione.
Storicamente abbiamo già assistito al formalizzarsi di una concezione binaria dello spazio tridimensionale nella quale ciascun segmento del progetto in piano può essere generativo di elevazioni che elaborano lo spazio tridimensionale.
Qui assistiamo di nuovo al verificarsi di tale processo, al quale partecipa anche la superficie in piano, che si incurva, generando così, da un ottica frontale, un fenomeno di contrazione spaziale e di graduata saturazione materica-cromatica.
L'esperimento percettivo e dinamico di tale fenomeno, comporta un parallelo e contemporaneo esperimento delle strutture binarie in elevazione, fondando anche, così, elementi primari di definizione della scultura come processo percettivo temporale, ma essenzialmente coagulando, nei singoli atti, momenti di evoluzione dell'impianto significativamente rapportuale della binarietà.
Questo dinamico procedere percettivo trova una sua fissazione strumentale, però di diversa natura, nell'opera 0903, nella quale la distanziata materializzazione dei margini delle forme binarie che articolano l'opera, è istantanea condensativa di una realtà che si materializza durante l'esperire: l'attenzione ai bordi, ai loro rapporti, che è poi fase importante dell'analisi strutturale dell'opera.
Ed in tale attenzione è scontato che decada quella modalità di essa che potrebbe essere rivolta alle diversificazioni materiche e microstrutturali delle singole forme binarie. Essa si affermerà, invece, in una visione frontale e statica.
In quest'opera esiste cioè la richiesta di una diversa significanza attenzionale indotta in separati momenti percettivi.
Risiede forse qui una delle esatte letture dell'opera, nella quale l'apparente dicotomia percettiva si rivela essere in effetti scansione operativa sul versante del fruente. Un'opera 'guidata', quindi.
Contrariamente, nell'opera 0899 possiamo verificare una frontalità estatica, fissazione attimale di un processo colto in uno stadio del suo divenire.
Qui sembra che la binarietà, presente a livelli discreti di formalizzazione, riesca a rivelare, senza materialmente offrirli, stadi potenziali di strutturazioni possibili che ne denotano il forte dinamismo operativo. E ne denotano anche l'ampia gamma formale e materica, frutto indubbio degli impossessamenti trascorsi, che hanno costituito le vicende delle ricerche che queste note hanno tentato di commentare.
Lavoro di sintesi, quindi? Difficile dirlo per vicende ancora in corso. E la riprova è costituita dalle opere successive, che annunciano nuovi e imprevedibili esiti.
Ma prima di annotare queste, vi è un altro lavoro coevo particolarmente degno di attenzione. E' l'opera 0904.
Da un punto di vista costruttivo essa utilizza, come in parte l'opera 0885 già evidenziata, tre residui di una precedente elaborazione a formare un'impalcatura, staticamente portante, della quale due costituiscono le sponde laterali ed il terzo interseca queste ortogonalmente in posizione centrale. Annotare questi particolari non è superfluo perchè dà il senso, parziale certamente, di quella fluidità alla quale è stato accennato più volte in precedenza.
Qui i residui, marginali in senso proprio, diventano complessione portante di uno spazio involvente, a forte risonanza ottica e più in generale percettiva, e sono quindi generatori strutturali di coinvolgimento.
Lo spazio che ne risulta, in senso largo paraboloide, porta in sé giacente una centrale forma binaria a margini dall'andamento diversificato, ma identici in senso metrico, e due tracce di elaborazioni irrelate, connotabili come generate, nel corso del processo formativo dello spazio, da manualità rapprese.
Questo spazio è dominato centralmente da una struttura binaria tripartita e tricromica, sospesa, cinetica.
La tridimensionalità binaria sperimenta qui uno dei suoi modi meno definibili e descrivibili, nel duplice apparire tra struttura sospesa con le sue tripartizioni e rapporto di questa, mobile, con il centro recettivo, statico, ma a formalizzazione dinamica, costituito dalla forma binaria giacente.
Il tutto poi complessamente relato con lo spazio totale, dilatato ma focalizzante.
Modo tra i meno definibili e descrivibili, è scritto sopra, anche perchè realtà questa nella quale la interattività tra i vari componenti avviene a più livelli.
Vi è un'interattività, diciamo genetica, che si rapporta ai modi generativi; ve n'à un'altra percettiva, la più labile e provvisoria, perchè dinamica, ma anche la più ricca nell'indurre atti appercettivi sospesi, quindi problematica, interrogativa; ve n'è ancora un'altra più proiettiva, che riguarda probabili esiti successivi, quasi un provvisorio prendere atto per verificare successivamente (epoché strumentale). Quindi anche provvisoriamente liquidatoria ma inquieta.
Tutto ciò va a costituire un'altra coppia alternante, attrazione/distacco, ma anche a tratteggiare un senso di quella fluidità pluricitata, il senso di un equilibrio mai perfettamente raggiungibile, ma la cui prossimità ad uno stadio ottimale, intravedibile a volte, ci tiene presso di sé, seppure in pena, e ce ne fa prendere cura.
Un'opera che precede le due ultime che restano da esaminare, la 0900, reitroduce la pittura come livello articolatorio della binarietà. Livello che si attua in due momenti: il primo come inserzione controllata del supporto, su cui si attua il secondo momento, in una superficie più ampia, determinata in modo binario discreto; il secondo come fase strutturante le determinazioni binarie nello stesso suo farsi come pittura, a partire dal recupero esteso (fluidità) di un manufatto con preesistenti e persistenti marcature cromatiche e materiche.
Tutto l'intervento pittorico è un con-fondere tracce e segnature che delimitano/integrano. coprono/svelano, risolvono/dissolvono i molteplici stimoli - accostamenti - grumi - contrasti, che il processo del percorrimento positivo manuale dello spazio determina e sdetermina.
Un girovaghismo, materico e cromatico che, nella ridondanza e complessità articolatoria, riesce a generare alcune forme binarie, staticizzandole e traendole fuori, in parte, dalla corrente del flusso operativo.
L'opera successiva, la 0905, è una 'campionatura' di tre emergenze binarie che, al di là del loro rapporto, già questo stesso costitutivo di un'ulteriore emergenza, svelano, in quanto 'campioni', un ampio retroterra culturale cui ciascuna delle tre allude.
Si passa così dalla variegata costruttività binaria, con i suoi rapporti discreti, alla identificazione, delimitazione espositiva, di uno spazio, parcellare ma autonomo, e infine alla condensazione ottica e materica di una frazione binaria dello stesso piano su cui insistono tutte e tre le strutture.
'Campionatura' ma anche, forse, autoesibizione di una ormai raggiunta densa, consapevole, autoreferente significanza.
L'ultima opera di questo excursus, la 0907, permette di visitare un ultimo diverticolo in cui la ricerca può appartarsi per sperimentare particolari esigenze che emergono dal proprio ondeggiante fluire.
Ci troviamo così di fronte ad un altro riallacciamento lontano, questa volta alle garze, inteso a verificare l'interazione di una serie binaria in un contesto a forte strutture ed evidenza abinaria; non soltanto, ma anche a forte centratura percettiva, predisposta ad esplodere dalle segnature più labili del contesto lontano, che si fanno poi densa corona che racchiude infine il formicolio cromatico centrale.
La frattura-apertura discreta operata dalla scansione cromatica binaria delle garze, con le trasparenze tissurate e dematerializzanti, ricategorizza percettivamente e concettualmente l'insieme, imponendo la lettura dell'opera sotto il profilo della operatività rapportuale, la quale poi riconduce il tutto a valenze non più centripete ma semmai dilatate, ritemporalizzando, scandendo, quello che si faceva percepire come fibrillazione percettiva.

INDICE ANALITICO

accennato
accumulo - strato
albero delle conoscenze
alterità
alterità e norma
analogia formale
antinomia - dicotomia
aperto/chiuso
à plomb
apparire/essere
appercezione
appercezione ontologica
arte (come combinatoria)
artificio e natura
atto creativo
attrazione/distacco
binarietà - assoluta
- dato dimensionale
- decadimento
- espifenomeno dell'esperire soggettivo
- e pittura
- erosione della -
- inarticolata
- instabile
- riduzione episatemica della -
- rottura della sua congruenza programmatica
- tautologoia autofondante
- versione rappellativa della -
biunivocità (della cadenza procedurale)
bordi
caratteri analogicì (trasmissione dei -)
caso
chiuso/aperto
colore variato/forma precisa
combinatoria
connessioni analogiche
contrazione/dilatazione
contrazione spaziale
corporeo (riavvicinamento al -)
costellazioni mutanti
dato
destrutturazione/ristrutturazione
diastole sistole
dicotomia antinomia
dilatazione/contrazione
dinamico/statico
dinamismo
disordine
disordine/ordine
distacco/attrazione
dualità
eccesso
epoché strumentale
espansione/contrazione
espansione (del supporto materico)
essere/apparire
esterno/interno
fenotipia materica-comportamentale
fili monocromi di cotone
fluidità
fluttuazione di senso
forma interrotta
forma precisa/colore variato
frattura (condizione fratta)
frattura epistemartistica
frattura della procedura lineare binaria
frattura/ricomposizione
garze 10x10
genotipia binaria
geometrtico = ordine ?
gestualità e progetto
ingrandimento lineare
interno/esterno
inunivocità (di qualsiasi operazione attinente al reale)
iperspazio binario
iperspazio virtuale binario
linguaggio
materiali culturali
matericità pittorica
materie residuali
metabinario
misura
natura e artificio
nominazione (come sbocco evenemenziale)
ordine = geometrico ?
ordine/disordine
ostacolo operativo
partenogenesi binaria
percezione
pioano unico/più piani
pittura (in senso ontogenetico)
pittura segnica
plica - piega
plissettatura
prima/dopo
progettazione
progetto e gestualità
prospettiva binaria
quantità
realtà evenemenziali
recto/verso
reperto
reti - reticolo logici
ricomposizione/frattura
ricomposizione/scomposizione
riequilibratura (di strutture binarie)
riformalizzazione
rimappizzazione
ristrutturazione/destrutturazione
rotazione dello spazio binario
salto di livello
scomposizione/ricomposizione
segni
silenzio
silenzio come interrottura
sinonimia
sistole/diastole
sopra/sotto
spazialità prebinaria
spazio (come operatività di percepenza)
spazio dato
statico/dinamico
stato di equilibrio (lontananza dallo -)
stratificazione materica delle forme
struttura forte
struttura a bassa coesione
struttura disequilibrata
struttura vuota
tempo percettivo dell'opera
traccia mnemonica
tridimensionalità binaria
recto/verso
visione del mondo
vuoto

This website makes use of cookies. Please see our Privacy Policy for details.